sabato 31 dicembre 2011

venerdì 23 dicembre 2011

giovedì 22 dicembre 2011

Un nuovo passatempo

Ciao a tutti,
non merito le vostre risposte vista la mia prolungata assenza, ma lasciatemi dire che nel tempo che sono stata senza il blog e senza di voi ho coltivato una nuova passione, quella della grafica web.
Chiamarla passione è troppo, perché quella è e sarà sempre una, scrivere poetare fantasticare e crearvi emozioni con le parole, ma mi serviva una pausa considerato che era ormai da tempo che languiva la mia ispirazione e la grafica web ha fatto al caso mio.

Vi mostrerò quasi ogni giorno una mia creazione, sperando che voi gradiate, con tanto di © di Copyright per tutelarmi in qualche modo come ho sempre fatto coi miei scritti che nessuno ha mai avuto intenzione di copiare :) ma è sempre meglio comunicare che quel che è mio è mio.

Inizierò con qualche tag sul Natale, visto il periodo.

Areagratis host

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mercoledì 7 settembre 2011

Fanciulla con abito bianco


dipinto di Martin Drolling

Le carrozze arrivavano sotto la fitta pioggia e i nuvoloni di vapore che si alzavano dalla via, mentre gruppi di persone composte da padre madre e qualche figlia elegantemente vestita procedeva a tentoni nella strada tentando in ogni modo di non inzaccherare l’abito di mota gialla delle pozzanghere. Gli uomini arrivavano da soli o in compagnia, scendendo velocemente dalle vetture o dirigendo i propri cavalli ad un riparo adeguato, nella speranza che il padrone di casa gli desse la possibilità di risistemarsi con garbo e discrezione. Chi riusciva finalmente ad entrare sospirava lieto e divertito, certe donne ridevano istericamente nel constatare che comunque la veste era ormai pezzata di fango nella parte inferiore dell’orlo, alcune altre mostravano di prendersela a male contro il fato che così aveva disposto, di non allietarle proprio per niente. Lei, Jasmine, era la miss della sua famiglia, la figlia più grande in età da marito di una casata benestante e noiosa. Era arrivata da trenta minuti e sedeva in un angolo, in attesa che lui entrasse e che soprattutto la degnasse della sua attenzione. I suoi riccioli erano tutto sommato a posto avendo potuto risistemarli allo specchio dell’ingresso quando ancora gli ospiti erano non più di una decina, mentre l’eleganza dell’abito color avorio le donava più che mai in contrasto col rossore delle gote che la rendevano delicata e graziosa. Il collier di sua nonna le pendeva al collo, tre giri di perle a donarle un tocco di consapevolezza che in realtà ancora non aveva, e gli anelli della mamma brillavano sotto il riflesso dei candelabri affissi alle pareti. I suoi occhi erano vivi e dolci, il sorriso titubante e ansioso. Stringendo in mano un volume trovato lì per caso, scordato dal padrone di casa o dalla servitù, quasi avrebbe desiderato che la serata di ballo venisse rinviata o addirittura annullata, piuttosto che soffrire il dubbio che lui non si presentasse. Desiderava riservarsi un’altra possibilità ancora prima di avere conferma della sua presenza, per risparmiarsi una grande delusione e rischiare di tornare a casa in lacrime.

Il portone di ingresso veniva spalancato e richiuso decine di volte. Tuttavia lui non arrivò. La pioggia sembrava quasi finita e i gruppi entravano con calma e allegria, ragazze più o meno giovani la salutavano con cortesia e curiosità perché lei non voleva allontanarsi dall’angolo in cui aveva deciso di sperare di essere scorta per prima dagli occhi verdi dell’uomo di cui era innamorata. La madre, infine, le si avvicinò, esortandola a mostrare maggiore educazione in una serata in cui avrebbe avuto occasione di trovare un marito degno di attenzione. Jasmine aveva ormai le lacrime agli occhi, ma l’istruzione impartitale durante gli anni dalla cara genitrice non poteva che dare buoni frutti, perciò fece per sollevarsi dal divanetto damascato per seguirla con rammarico e mestizia.

Solo in quel momento l’uscio venne aperto dal domestico che annunciò l’ingresso del cavaliere. John era arrivato e, levando il capello intriso di pioggia, la guardò sorridendo. Si schernì per il suo aspetto, ma la guardò per prima. Jasmine sorrise e gli si avvicinò per salutarlo cordialmente e sperare, stavolta, che le chiedesse di essere la sua compagna per il primo ballo della serata.

*GiorgiaM*

Diritti riservati sul testo.

venerdì 29 luglio 2011

post it grigio


Una donna senza volto. Un’altra molto bella. Vedete che si tengono vicine, come fossero sorelle o amiche intime. Ad un osservatore più attento non può tuttavia sfuggire la nota fondamentale, che si respira pesante e perfora lo sguardo. Una è implorante, l’altra è sfuggente. La donna senza volto cela le fattezze ma non le parole, mentre la dama tanto graziosa la respinge da sé allontanando lo sguardo e il viso, ma non solo, guardate bene: ella in realtà non vuole vedere e sentire quel che per l’altra è necessario mostrare e dire. Difatti l’imperturbabile maschera sussurra, suggerisce, confida e attraversa la mente…stringendo in mano un foglio stilato insinua di avere il diritto di parlare e il dovere di raccontare. Cosa avrà mai da sostenere che la bellissima non vuol comprendere? Sarà forse un suo peccato, una fiducia malriposta, un segreto inconfessabile, un sogno d’amore o un rimorso straziante e invivibile…la donna mascherata finge e appare con l’intenzione di aiutare, mentre l’altra è sincera e indifesa.

Non è consueto. La bellezza si accontenta, il dubbio e il mistero resteranno tali.

lunedì 25 luglio 2011

Post it verde


Ieri sera ho assistito a uno spettacolo teatrale durante una rassegna culturale del mio paese. Tralasciando lo spettacolo vero e proprio, peraltro esilarante e buffissimo, in cui recita un mio cugino a cui sono molto affezionata e che è nato con l’arte di recitare, vorrei soffermarmi sul quesito posto dai presentatori a ogni invitato la cui comparsa ha preceduto la divertente commedia.

Erano quasi tutti esponenti politici del luogo, tranne qualche operatore culturale. Gli si chiedeva “cos’è la normalità?”

Ecco, tutti hanno dato una definizione personale del concetto di normalità. E tutte le definizioni convergevano in un unico punto: la giustizia e i diritti umani. E’ normale che la cultura non venga ostacolata come invece accade in Italia, è normale che i bambini nel mondo non lavorino, è normale che tutti noi abbiamo il diritto di parlare ed esprimere la nostra opinione, è normale che tutto sia giusto, viene da dire a me in relazione a queste risposte. Ora, la mia replica sarebbe stata ben diversa: per me la normalità è relativa. Avrei detto che quel che per me è normale non è detto lo sia anche per gli altri. Io accetto e tollero il punto di vista e l’esistenza di chiunque, considerandolo “normale” per la persona che lo esprime, quando non arriva a ledere i diritti e la libertà altrui oltre che la mia. Per spiegarmi meglio forse è indispensabile fare degli esempi concreti: per me è normale alzarmi stanchissima e triste, badare alla mia casa con fatica e alla mia gattina con gioia, amare in modo contradditorio il mio compagno e sognare di aver fatto qualcosa di meglio nella vita, è normale conoscere delle persone di cui dimentico dopo qualche tempo l’esistenza, scordare il nome di chi non mi interessa, non memorizzare a lungo termine le confidenze che mi vengono fatte, non interessarmi dei miei vicini o preoccuparmi di conoscerli per avere buoni rapporti, è normale per me passare inosservata per quanto possibile. Cenare molto tardi e vegliare con le migliaia di pensieri confusi ed esaltanti che riempiono la mia mente sino a soffrire per il sonno, ma senza il coraggio di concedermi a esso. Perché qualcosa mi è sfuggita o l’ho lasciata consciamente scappare. E’ normale scrivere e soffrire con le mie parole, è normale anelare un’immaginazione che non ho.

Ma per mia madre tutto questo è strano. Per mio padre, preoccupante. Per il mio compagno, affari miei su cui è meglio stendere un velo sopra. Forse l’impressione del mio lui è la più vicina a considerare normale il mio comportamento.

Insomma, la normalità è cosa mutevole. La normalità è essenza, è dato d fatto senza possibilità di obiezione, è la realtà di ognuno di noi. In fin dei conti credo abbiano sbagliato la domanda da porre. Per ottenere quelle risposte avrebbero dovuto chiedere “cosa è giusto per te?”.


*GiorgiaM*

martedì 28 giugno 2011

post it nero




con le spalle al muro
mi sento come schiacciata
mi sento stanca

da poco ho letto in un libro di un bravo autore che per inventarsi una storia è sufficiente poggiare i gomiti sul tavolo, concentrarsi e pensare a una immagine da cui poi automaticamente scaturirà una storia.
concentrazione
ma a me vengono in mente solo pianti e tristezza
un caldo torrido di mezzo pomeriggio
lenti scure a nascondere occhi arrossati
spasmi di sofferenza da petti troppo giovani
l'odore insopportabile di pesce marcio dei fiori morti
gente sconosciuta che condivide lo stesso tuo dolore
un cielo troppo limpido che sbeffeggia uno strazio consueto, là sotto

oppure,
le mie cosce stanche e pesanti
i miei piedi che prendono fuoco
il sudore sotto la maglietta che si appiccica anche ai capelli
gli occhi degli uomini che, nonostante tutto, indugiano sul mio viso lucido
i miei capelli corti che il vento tira indietro, clemente
il peso rovente del braccio del mio compagno sulla spalla sinistra
il fastidio, e l'amore disperato e arreso che da sempre nutro per lui

io non riesco a pensare ad altro

la mente indugia e ci ricasca imperterrita
pur desiderando cambiare registro e canale, torna lì

e io oggi sto male
ma forse niente di diverso dal solito
nonostante la triste novità

*Giorgia*


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