martedì 17 febbraio 2009

Ninna - I Parte

Fuori era buio, mentre sprofondata nel letto pensava frenetica alle parole da scrivere al suo ragazzo. Erano quasi le 5 del mattino e diversamente dal solito non avvertiva il minimo desiderio di continuare a dormire, presa com’era nel cercare le parole più giuste, quelle più adatte e sospirate, concentrata nell’acchiappare il senso di un testo che con ogni probabilità non avrebbe sortito alcun risultato. Purtroppo era possibile che, vergate le parole ad effetto che sentiva amalgamarsi densamente nel cuore, i suoi sentimenti sarebbero svaniti perdendo ogni valore e lei stessa avrebbe dubitato dei propri intenti. Il freddo pungeva oltre la coperta che le nascondeva il volto sino al naso e finalmente la sveglia trillò. Sporse la mano destra verso il comodino per interrompere il fastidioso rumore, e proseguire nella correzione mentale di quanto aveva appena deciso di scrivere. Optò infine per un messaggio lunghissimo in cui insultava e contemporaneamente blandiva un uomo che si scopriva essere uno sporco traditore, ma tutto sommato il suo grande amore. Come poteva non capire, costui, che i loro cuori si incastravano alla perfezione? Qualche parola scontata, alcune ingiurie, molte domande e miriadi di esclamazioni. Si morse il labbro per reprimere la rabbia del tradimento che l’aveva ferita e sporcato irrimediabilmente la sua reputazione. Pur non essendo certa che questo fosse effettivamente avvenuto, oramai la notizia si era sparsa tra gli amici e tutti l’additavano come la povera scema che circolava con due paia di corna addobbate di fiocchi e coccarde rosse…perché il suo uomo la idolatrava, perché il suo ragazzo la portava ai mattineé come fosse il suo unico vanto. Ma nel contempo tutti l’avrebbero canzonata e derisa, mentre lei circolava addobbata a festa Stropicciandosi gli occhi arrossati dal pianto, mise giù i piedi e nel gelo di una mattinata dicembrina si lavò e vestì per andare al lavoro. Dopo venti minuti, staccava le arance dal ramo con un movimento leggero ma deciso avvalendosi di un paio di robuste cesoie dal manico di gomma gialla. Pur abitando in una regione dal clima mite, il freddo del mattino umido e per questo particolarmente fastidioso la costringeva ogni giorno a coprirsi il capo con una larga sciarpa di lana che le pungeva la pelle delicata del collo, il mento e le tempie. Sopra la sciarpa nera, indossava un cappello di panno ruvido e riparava il resto del corpo con un giubbotto impermeabile, pantaloni di jeans e scarpe da ginnastica sporche di fango secco. Aveva faticato ad adeguarsi a questo abbigliamento poichè temeva di esser vista dagli amici e si vergognava. Percorreva il tragitto da casa al giardino in bicicletta assieme all’amico Salvatore, che brutto com’era non si sarebbe mai permesso di dire niente e prenderla in giro alle sue spalle. Si conoscevano da sedici anni, cioè dalla nascita, e lei sopportava stoicamente la vicinanza di questo ragazzo secco come un chiodo e dall’alito pesante. Parlava lo stretto necessario perché era timido, e arrossiva continuamente quando sentiva la sua voce, perché era innamorato. Come fosse possibile, lei non se l’era mai spiegato, considerato che il suo atteggiamento nei confronti dell’amico era freddo e talvolta scostante. Ma la questione non le importava, soprattutto quella mattina che riusciva a staccare i frutti dal ramo in modo veloce solo grazie alla destrezza acquisita durante gli ultimi mesi, mentre il cuore a tratti le batteva forte nel petto e se lo sentiva stampato in faccia, e in altri quasi le sembrava di non averlo. Salvatore, issato su un albero poco distante da lei, mugugnava un’arietta incomprensibile ma che con ogni probabilità era una canzone di Lucio Battisti vista la passione che nutriva nei suoi confronti e che lo spingeva ad acquistare ogni sua nuova audio cassetta. Gli lanciò un’arancia bacata che cadde qualche metro distante dall’albero, attirando però l’attenzione di Tore che tacque immediatamente tutto contrito, e quella del proprietario del giardino “Uè!! Ma itta s’es fadendi??” (“Ehi, ma cosa stai facendo??)

Questa volta fu Ninna ad arrossire e chiedere scusa, dimenticando per qualche minuto il tradimento di cui si credeva vittima.


La sera rientrarono a casa più stanchi del solito perché il proprietario del giardino, vista la bravata di Ninna, li punì costringendoli a lavorare alla stessa paga giornaliera oltre che sugli alberi previsti per la mattinata, su altri dieci che pur facendo pochi frutti dovevano comunque essere liberati. Pedalando nei sentieri di campagna e poi nelle vie del piccolo paese, ormai accaldati e sudati, notò l’esagerato mutismo di Tore, forse offeso per l’arancia con la quale aveva cercato di colpirlo quella mattina. Ma più probabilmente piangeva dentro di sé senza trovare il coraggio di aprir bocca perché, invece che le parole, sarebbero sgorgate tante lacrime desolate. per un amore impossibile. Ninna fece spallucce. Finalmente, quella sera, si sedette alla scrivania con l’intento di scrivere la lettera indagatrice ma al contempo piena d’amore, che aveva continuamente elucubrato modellato e variato nel corso della giornata.
Un foglio bianco, ma non troppo, ornato di alcune lievi macchioline profumate di rosa, si stendeva immenso e pronto ad inghiottire tutte le sue parole. Quelle brutte e accusatrici che avrebbe voluto sputare in faccia al traditore opportunista, e le altre di passione che veleggiavano leggere e piacevoli nella sua mente bambina. Scrisse con la matita le prime frasi, irose e fiammeggianti, talmente forte da bucare il foglio…poi, macchiandole di lacrime sino a formare un lago nero sempre più grande, si fermò. Accartocciò il foglio e si stropicciò gli occhi col polso della camicia. Prese un nuovo foglio e sorridendo decise che stavolta non avrebbe sporcato di sale il profumo delle rose: gli urlò tutto l’amore che aveva per lui, chiese quanto se ne meritava lei così piccolina, lo accusò di essere solo troppo bello e buono per stare con lei. Scrisse il suo nome con una firma arabescante e incerta, e imbustò il foglio dopo averlo piegato in tre parti come fosse una lettera commerciale.
Oramai la sera era scura, e lei troppo giovane per uscire così tardi...le era però consentito affacciarsi al portone che dava nella strada acciottolata. Nell’altro versante abitava Tore, la cui finestra illuminata mostrava delle tendine bianche adatte più a una cucina che a una camera da letto. Con una smorfia riferita allo scarso buon gusto della madre dell’amico, emise un fischio lungo e fine…al quale Tore rispose quasi immediatamente affacciandosi alla finestra, come fosse in attesa di vederla da un momento all’altro. Bastava aspettare e lei prima o poi sarebbe comparsa.
Ninna gli fece un gesto col braccio per fargli intendere di scendere subito in strada e lui obbedì, svelto come un cagnolino.

Fine I Parte



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I diritti riservati sul testo, immagine reperita in rete.

7 commenti:

  1. E che te lo dico a fare che è bellissimo!... comunque adesso sono curiosa di sapere se Tore consegnerà il biglietto oppure innamorato come è di Ninna lo leggerà e poi non lo consegnerà.....

    Attendo!

    Un saluto e buona giornata Tal!

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  2. Buongiorno Tal, stamattima sulla piattaforma di Myblog non funziona nessun blog, si aprono ma non si riesce a lasciare nessun commento, che strazio.

    Un saluto e buona giornta!

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  3. In parte il tuo nik name lo dichiara Talamasca se non erro vuol dire "maschera animale"

    Bello il nuovo header, e credo proprio che quello sguardo sia il tuo, se è così hai degli occhi stupendi.

    Io invece quando abitavo a Bologna ero iscritta in una società carnevalesca ed aiutavo a preparare il carro ed un anno mi sono anche mascherata partecipando alla sfilata del carro stesso, mi sono divertita un mondo

    Buona giornata e buon carnevare Tal!

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  4. Per me hanno comunque qualcosa di somigliante.

    Un saluto Tal e buon ultimo di Carnevale!

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