martedì 24 febbraio 2009

Ninna * II Parte

Sfrecciava in strada veloce e ansimante, tenendo stretta nel cuore la lettera che la ragazza di cui era follemente innamorato gli aveva chiesto di consegnare all’uomo che lui sapeva con sicurezza dove trovare: seduto al bar, o nei gradini dell’ingresso del bar, ma forse acciambellato nel marciapiede dello stesso bar...quel che si sapeva di costui, oggetto di tanto immeritato amore, era che altro non faceva se non bere una birra dopo l’altra e trascorrere le giornate a bighellonare nei bar del luogo, meritandosi solo gli sguardi timidi e impacciati delle ragazzine che passeggiavano in strada durante il pomeriggio, o le lodi di qualche “zia vecchia” che ritrovava nei suoi occhi verdi quelli del bel nonno morto tanti anni prima; fosse stato per Tore, sarebbe dovuto morire lui, invece del nonno, lasciando le strade e il cuore di Ninna liberi della sua sgradita presenza. Eccolo, come volevasi dimostrare, a cavalcioni della ringhiera nella soglia del bar di piazza…eccolo, con un la bottiglia in mano, a ridere con gli amici e urlare battute oscene dirette a tre ragazze che evidentemente avevano la possibilità di trascorrere con lui qualche ora serale, più libere e anziane di Ninna. Più disinibite e abituate a vivere “nel mondo”di quanto lo fosse Ninna, invece pura e ingenua com’era giusto che fosse ogni brava ragazza. Si fermò all’angolo della via, nascosto dall’oscurità e dal muro sgretolato di una vecchia casa. Rapito da ciò che vedeva e perso nel caos della sua rabbia, il cuore gli batteva forte nel petto e nei pugni stretti sul manubrio di plastica della bicicletta...ansimante, portò fuori dal taschino della camicia la busta di scarse pretese adornata di tanti fiorellini disegnati in modo incerto e pasticciato. Vide che non era chiusa, e titubante decise di estrarre il foglio e leggere ciò che Ninna aveva intenzione di dire a quel farabutto. Mordendosi il labbro inferiore già costellato di minuscole ferite dovute al gelo che stoicamente era costretto a sopportare ogni mattina, succhiandolo dentro e fuori come un bimbo imbronciato, lanciò un’ultima occhiata all’ingresso del bar. Ora quella canaglia sedeva sulla sedia di plastica, e un’amica gli pesava in grembo…la abbracciava e ridevano come nulla fosse! Con un moto di risentimento dovuto più all’affetto fraterno che nutriva nei confronti di Ninna, piuttosto che al suo folle desiderio che spesso lo costringeva a masturbarsi dolorosamente per lunghe ore notturne di pianto e umida soddisfazione, più per l’affetto che per l’amore, per i suoi grandi occhi da cerbiatta e il seno teso ad aprirle il giubbotto quando seduta sui rami levava le braccia a quelli più alti per tagliare le arance, per le sue guance arrossate quando pedalava più forte di lui con l’intento di vincere una corsa che lui non le avrebbe mai fatto perdere, per quella schiena minuta e chissà quanto bianca e levigata, per l’arancia che gli aveva lanciato addosso quella stessa mattina e per quando gli diceva di andarsene perché era fastidioso, fu per tutti quanti questi motivi e mille altri che, freneticamente, estrasse il foglio profumato dalla busta e lesse, alla luce di un lontano lampione, il testo vergato e pianto con la stessa passione bambina. Quando portò su gli occhi, alla sua espressione si era aggiunta l’ineluttabilità delle sue prossime azioni. Strinse i denti e quasi ignaro del sordo furore di cui era preda, piegando nuovamente la lettera e imbustandola, la infilò nuovamente nel taschino e pedalò speditamente alla volta della piazza.

Abbandonando la bicicletta sul bordo del marciapiede, si avvicinò al bar e, dimentico della sua andatura dinoccolata e il disagio che solitamente gli procurava, afferrò la lettera e la consegnò senza dir niente al destinatario. Il quale, con sguardo stupito e quasi a bocca aperta, si guardò attorno alla ricerca degli occhi degli amici e scoppiando a ridere additò il buffo ragazzo che gli stava di fronte con l’intento di iniziare una interminabile sequela di battute irrisorie e denigratorie a cui Tore era abituato. Invece, senza permettergli di fare altro se non ridere per qualche secondo, il ragazzo sputò fuori “E’ da parte di Ninna. Leggila, e stai attento!” puntandogli addosso degli occhi di fuoco e sul petto un dito ossuto. Dopodichè, dandogli le spalle, si diresse alla sua sgangherata due ruote, mentre il farabutto leggeva la lettera di quella che faceva passare per essere la sua ragazza.

Fine II Parte


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4 commenti:

  1. Ero convinta che Tore non consegnasse la lettera, infatti ad un certo punto del racconto ne avevo avuto quasi la certezza, ma poi l'ha consegnata dimostrando anche di avere un po di fegato affrontando l'innamorato della donna che lui amava nel profondo del suo cuore.

    Resto in attesa dela terza parte.

    Comunque questo tuo racconto conferma che anche la brave ragazze sono attratte dagli uomini belli, irraggiungibili e dannatamente stronzi, anche io in gioventù ho perso la testa per un elemento del genere, e più mi faceva soffritre e più l'amavo.... adesso con il senno di poi devo ammettere che ero una bella masochista ...ahahahah!!!!!

    Un saluto e buona serata di Carnevale Tal!

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  2. Ciao tal,
    ho ancora problemi, mi sto abituando!!!!
    non sono riuscita a visualizzare il tuo blog.
    ci vuole tanta pazienza, vero?
    buon pomeriggio

    RispondiElimina

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