martedì 10 febbraio 2009

Un bar - II e ultima parte

Senza intuirne la ragione, si ritrovò il braccio di uno degli uomini attorno alle spalle, che spingendola dolcemente e con cortesia, la pose di fronte a uno sconosciuto…un uomo molto simile agli altri, con solo qualche anno in più e una fine moschettiera sul volto magro a distinguerlo dal gruppo. Egli le parlò dolcemente per qualche istante e accompagnandola fuori dal fumoso locale, in meno di un battito di ciglia, si ritrovò a sostenere il suo peso ansimante, sdraiata nel sedile abbassato di una macchina sconosciuta in un luogo abbastanza noto almeno ai suoi sensi, a tremare di freddo come di voglia, con le mani a premere sul suo petto nel falso tentativo di allontanarlo da sé mentre tra le gambe avvertiva lo scorrere pulsante di un piacere appreso al buio, prestato ad altri e sino ad allora avvertito come sensazione fugace, forse quasi un ricordo. Riuscì a vedere dai finestrini le luci dell’insegna del bar, abbastanza vicina da indurla a immaginare la schiera di spettatori seduti nei gradini del locale a tracannare una o più bottiglie di birra senza parlare, uomini in religiosa attesa nel rispetto assoluto del coito di turno, senza sorpresa o concupiscenza. Di cosa poi, era facilmente intuibile: della propria donna, quella che dal sonno arrivava direttamente a loro per diritto onirico. Sarebbe arrivata per tutti, così come lei era là in quel preciso istante a godere, sempre per il medesimo sconosciuto, un piacere abituale, ma sempre nuovo perché dimentico della vita reale.
Mentre morivano assieme al termine di un focoso amplesso, venne ridestata dalle sferzate sul viso sudato, provocate dal freddo umido delle sue notti invernali. A riscaldarla vecchie coperte, plaid sdruciti e cuscini logori, mentre alcune sue compagne di lavoro dormivano abbastanza sonoramente, altre rientrarono in quel momento e fu a causa loro che il bel sogno terminò. Sarebbe continuato, se loro non avessero spalancato la porta facendo entrare aliti di gelo e brezza invernale. Avrebbe finalmente potuto scoprire cosa le riservasse la seconda parte del sogno, di quel sogno ripetitivo e, allo stesso tempo, ignoto. Il rientro delle altre rappresentava invece il suo dovere di ripassare il solito metro quadro nel marciapiede di una periferia cittadina poco frequentata, dove solo gli autocarri transitavano, spediti e spesso troppo veloci per permettergli anche solo di notare le piccole figure di donna, scostate dalla strada a scorrimento veloce ad una normale distanza di scurezza. Quella notte la luna era piena, e la luce rischiarava gran parte della larga carreggiata sino al marciapiede. Un autoarticolato iniziò a diminuire la sua velocità quando ancora era lontano, sino ad arrestarsi del tutto riuscendo a fermarsi qualche decina di metri oltre la sua postazione. Lei, così giovane, si avviò senza emozioni per quel che stava per fare, con passo spedito e voglia di scappare. Arrivata in prossimità della motrice, dove terminava il rimorchio carico di legna, l’uomo alla guida del camion scese dalla parte del guidatore. Era alto e magro, afferrava una lattina di birra e sotto la fine moschettiera portava una camicia di flanella a grandi scacchi. La guardò e la salutò dolcemente, così che lei riconobbe il misterioso ragazzo di poche parole che popolava le sue strane notti. Quasi esultò di aver finalmente trovato il proseguo di un sogno da sempre dimenticato e riproposto, entusiasmandosi nel momento in cui l’uomo la fece salire gentilmente nella cabina il cui lettino, piccolo perché adatto a una sola persona che trascorreva in solitudine gran parte delle sue nottate, era comunque pulito.
Giacque in una macchina che, a dispetto dei suoi sogni, non aveva mai visto prima e amò uno sconosciuto di cui padroneggiava perfettamente corpo e desiderio, a tal punto che nel volgere lo sguardo alla notte schermata dall’ampio parabrezza, scorse il bagliore tanto noto. Un’insegna rossa e gialla illuminava gran parte dello spiazzo dirimpetto al bar, stampando nella luce notturna scure figure maschili e decine di macchine ondeggianti che, come fossero state ritagliate nel cartoncino nero, sembravano tante figurine manovrate da invisibili fili fissati alla luna. Serrò gli occhi per bocciare la possibilità che le si prospettava, e premendo i pugni sulle anche dell’uomo, lo scostò…lui si allontanò dal suo corpo senza parlare, limitandosi a guardarla ironicamente mentre le labbra si atteggiavano ormai ad un sorriso beffardo e quasi diabolico nel contesto di una notte scura che non riusciva a trovare fine. Si rivestì alla bell’e meglio, scendendo velocemente dalla cabina del camion che altro non era se non una semplice vettura, uguale alle altre che dondolavano e oscillavano gemendo senza sosta. Incredula come sempre, arrivò titubante all’ingresso del locale dove gli uomini la accolsero calorosamente, mentre lei, impaurita, sfuggiva al suo interno. A chiedersi dov’era, e per quale motivo tutto le sembrasse così giusto e tanto normale. Domandandosi la causa del desiderio simile a una cascata che la spingeva sempre più avanti a trovare una risposta.

“…non temere, sta per arrivare.”
“……chi?”


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5 commenti:

  1. Buongiorno Tal, simpatico il nuovo header, una bella carrozza che ti porta in un mondo di favola!!!

    Un saluto e buona giornata.

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  2. Si si sono proprio dei gemelli, incostante e volubile in tutto, sempre voglia di cambiare, meno male che il mio ascendente capricorno mi tiene un pochino a bada altrimenti a furia di cambiare finisco col non riconoscermi più....ahahahah!!!!

    Un saluto Tal e buona serata.

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  3. Buongiorno Tal, stamattina qui fa un bel freddo, e si avverte ancor di più dopo il venticello di scirocco dei giorni scorsi.

    Un saluto e buona giornata.

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  4. Scusa Tal solo ora ho letto con più attenzione i commenti ed ho visto che mi avevi chiesto per un problema di immagini su blogger, sinceramente io copio di sana pianta i post che faccio su mai blog prendendo il codice HTLM e fino ad oggi non mi ha creato problemi, quindi non saprei dirti, sei riuscita a risolvere?
    Se no spiegami bene dove è l'inghippo in modo che possa fare delle prove e vedere cosa ne salta fuori.

    Scusa per il ritardo.... un saluto e buona serata.

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  5. Buongiorno Tal, meno male che si è risolto.

    Un saluto e buona giornata.

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Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

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