mercoledì 4 marzo 2009

Io sono

Guardando le mie mani, mi sorprendo a ritrovare i solchi di mio padre. Più chiari e morbidi, dolci e puliti al tatto, ma spaventosamente simili come quelli della mente, la mia e la sua. La mia giovane e ancora fertile di novità, la sua vecchia e cosparsa di cenere amara. Ma poi, davanti allo specchio, i solchi si mostrano sotto gli occhi a scendere giù come traccia di lacrima acida, a coprire il verde dell’età urlando all’immagine “vedi??” cosa hai imparato, cos’hai sbagliato, cos’hai voluto senza ottenere niente, cos’hai perso, cos’hai adesso?

Gli occhi grandi e infossati nel profondo del suo sangue, strizzano angoscia senza risposta agognando la soluzione e un appiglio. Senza trovarlo, già sapendo che è indiscusso l’esito: andare e lasciarsi trasportare, come una barca dal mare, camminare e volere solo il bene, pulendo i remi che scorrano più lisci nell’acqua, senza toccarli l’importante è che vadano. E quando si fermano, perché chi li manovra è umano ed è forse il tuo uomo ad essersi dimostrato imperfetto, allora è perché son sporchi. E’ perché il mare s’è asciugato, e la barca stagna. E’ perché piove, bastava un grande ombrello che proteggesse chi manovra i remi, che tu hai lasciato sporchi…è perché qualcosa l’ho sbagliata, niente di più. Niente di meno. Come il fondale marino che regge il peso degli oceani e la sua vita, come le fondamenta di una casa che se crolla è colpa della struttura che cede, come la luna che manovra le maree. Come se lei potesse decidere senza obbligo e dovere, solo perché…è naturale. Perché così deve fare e, dunque, come può lamentare un simile onore? Così il pregio del peso sul petto e di leggerezza tra le cosce, è un pacco di storia pesante e difficile da sopportare, è un dono di saggezza e intuito lunare, è la maledizione della nostra furbizia a lasciar andare per ottenere. Ma quando piango, io e le altre, è la bomba dell’indipendenza che scoppia e riscoppia nello stomaco e in mente, è quella frusta che in tanti vorrebbero avere per sottomettere, ma che noi donne avvertiamo ancora prima che venga presa in mano. Pensatela, e noi lo sapremo.

Perciò.

Perciò, ora che piove, quell’ombrello di cui dicevo mi servirebbe…ma per proteggere me, per aiutarmi, per ripararmi e rilassarmi. Vorrei lievitare sul mare, stringendo con le mie mani le vecchie e grigie lacrime a lenire e riparare, tutti i miei solchi, anche quelli mentali.


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Diritti riservati sul testo, disegno di Victoria Frances.

3 commenti:

  1. Profonda riflessione questo tuo scritto che fa emergere i tanti perchè della nostra vita.

    Un saluto Tal e buona giornata.

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  2. Buongiorno Tal, ti arriva il mio saluto da sotto una bella pioggerella, ieri, tanto per aumentare un pò la dose, ha anche grandinato, da te come è la situazione?

    Un saluto e buona giornata!

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  3. Qui oggi fa anche freddo c'è di nuovo la neve sul Vesuvio!!!!

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