martedì 28 aprile 2009

La fame

Abituato ai giorni lividi di un inverno particolarmente gelido e piovoso, Mattia si preparava ogni mattina per andare a lavoro con scarsa determinazione e un folle desiderio di rimanere a letto.

Quel giorno lo scrosciare continuo della pioggia lo svegliò di malo modo, mentre i tuoni perforavano il silenzio della casa ancora immersa nella tranquillità della notte appena passata. Levandosi a sedere sul bordo del letto, un tonfo al cuore lo fermò. Istintivamente chinò il capo e portandosi la mano al viso sentì il gelo invaderlo totalmente. Con stupore si guardò attorno e mordendosi il labbro si ritrovò a reprimere una forte nausea dovuta alla gran fame, inconsueta e lancinante. Indossò velocemente la giacca sportiva abbandonata nel pavimento e che, concedendogli un po’ di ristoro dal freddo, non lo aiutò comunque ad abbandonare quella nuova sensazione di dislocamento che lo faceva sentire un estraneo nel proprio corpo. Chiedendosi da cosa potesse dipendere, scese velocemente la rampa di scale che conduceva alla cucina per preparare qualcosa da mangiare. A seguire la prima tazza di latte caldo, ebbe forti fremiti e difficoltà di respiro. I crampi alla bocca dello stomaco e la forte salivazione, dovuti ai morsi di fame, lo spaventarono ulteriormente e, mentre divorava famelico il pane avanzato dalla cena del giorni prima, sconvolto desiderò capire da cosa dipendesse la fame e la sua incapacità di manovrare la sua stessa volontà.

Masticando voracemente quasi non sentì il telefono squillare. Lo prese in mano mentre la debolezza lo invadeva e riuscendo a portarselo all’orecchio udì distintamente la voce cupa dell’amico Paolo che, severamente e senza attendere una sola parola, gli comunicò “E' morto. Mattia, l’ho visto ieri mentre correvo in campagna, il tuo cane è morto di fame e gli si potevano contare le costole tanto era magro. E’ morto con le piccole zanne spalancate quasi tentasse di mangiare il mondo intero…è morto, mi senti?!”

Paolo non udì altro che un tonfo sordo dovuto al cellulare di Mattia che, cozzando nel pavimento, si ruppe staccando il display dalla batteria. Mattia ormai era preda dei conati e delle fitte lancinanti allo stomaco e alla gola, forti come la lama della colpa si abbattevano a straziargli la coscienza che, sporca e misera, gli portò alla memoria alcuni terribili flash: lui che issava il povero Billy in macchina, lui che guidava lungo un sentiero arido e sterrato, lui che legava Billy al tronco di un cipresso. Un’unica immagine prima di sentire i suoi denti staccargli di netto la lingua per nutrirsene: due occhi marroni e lucidi pieni di ansia e dolore.



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I diritti riservati sul testo, immagine reperita in rete e modificata da me.

13 commenti:

  1. Un vero sussulto per la coscenza, Tal.
    La simbiosi tra il padrone e il suo cane,
    in un circolo vizioso che ha legato la vittima e carnefice.
    La drammaticità me la sono sentita salire da dentro, man mano che scorrevo le righe mi stavo rendendo conto cosa stesse accadendo. Una trasformazione non fisica ma viscerale a ricordare quasi un licantropo, ma per castigo divino.
    Non avevo mai letto un narrare del genere.
    Ti giuro che i sintomi di trasformazione di Mattia sono talmente viscerali che ho avuto l'impressione di percepirli fisicamente. Magnifica.
    Devo dire che morde l'anima,
    nel senso di colpa.
    "Un film verità, contro l'abbandono degli animali".
    Chapeau, Tal.
    con ammirazione.
    Apriticuore.

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  2. Questo racconto mi ha stretto lo stomaco.Ho vissuto come a vederlo quel cane morente.Poi la lingua staccata per nutrirsene..forte decisamente incisivo.Complimenti Tal Notte. Ps fai il sondAZZO da me :)

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  3. E' come una pugnalata al cuore questo tuo post cara Tal... non riesco ad aggiungere altro...

    Un saluto.

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  4. bello, bello. spesso il destino di padrone e cane sono legati a doppio filo e il più delle volte è il cane a scegliere di lasciarsi morire dopo la dipartita del proprio padrone. Amara come storia.

    senti, ma nel sogno che si faceva???

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  5. Ciao Tal come stai ?
    Fa molto riflettere questo tuo scritto ....soprattuto è una triste e cruda realta' :(
    Comunque mi è piaciuto moltissimo :)
    molto intenso e incalzante fino all'ultimo rigo ....brava .

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  6. Infatti è gia stato fatto il primo passo ....sai ci tengo molto a questa persona e spero che vada bene :)
    Le cose che ho scritto sono sincere ,tu possiedi un talento ,ma un talento vero e devi crederci .
    bacio kicca

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  7. E' molto triste questo post. Io non sono un'animalista, ma l'abbandono degli animali è davvero terribile.
    buon pomeriggio

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  8. Tal da brividi il tuo racconto, scritto molto bene, brava
    pppp

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  9. Leggendo le prime righe,riflettevo che in queste condizioni non mi sono mai trovato durante le prime operazioni mattutine,evidentemente il soggetto del tuo interessante racconto ha dei problemi seri.

    Al contrario la personale cronaca dei miei risvegli,non desterebbero altrettanto interesse.

    Io sto relativamente bene e tu Talamasca??

    Se vuoi scrivermi ti lascio la mail

    iserentha@yahoo.it

    Baci,Ivo

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  10. Appena letto la sensazione che hai è quella, poi a mente fredda sai che è un racconto anche se ha un fondo di verità, perchè l'abbandono dei cani nel nostro paese è ancora purtroppo molto praticato.
    Un saluto Tal e buona giornata.

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  11. Buon 1° Maggio e sereno week end Tal!

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  12. Bravissima. Un racconto tosto, ma efficace: i ri-morsi della colpa e della fame.
    E' una cosa atroce l'abbandono degli animali. E c'è chi lo compie più volte, molte persone dopo un certo tempo tornano a mettersi in casa qualche animale, per poi abbandonare anche quello.

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  13. molto bello. Un diretto che va allo stomaco. Bello il legame tra il padrone e il cane. Una simbiosi perfetta fino alla morte,sopraggiunta con la peggiore delle cause...
    Il tuo racconto porta a una profonda riflessione...
    Un saluto.
    Fox.

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Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

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