venerdì 19 giugno 2009

La verità è nei particolari

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Oggi voglio riportare un paragrafo del libro che sto leggendo, “Duma Key” di Stephen King. Sono una sua appassionata lettrice dall’età di 14 anni (vent’anni son passati, e mi sembra ieri…), quando mi ha completamente rapita col suo primo libro che mi è capitato tra le mani, “La metà oscura”. Lo ricordo sempre come un primordiale e personale tuffo nel mondo dell’incubo, forse perché ancora vivevo quella bellissima età in cui non si è sicuri di niente e si crede a tutto, lontani mille miglia dal cinismo e la disillusione dell’età adulta, miei attuali tormenti. Ricordo ancora con emozione che, all’entrare nelle stanze esplorate da Thad Beaumont che sfuggiva al suo alter ego sanguinario George Stark, quasi credevo di fare sacrilegio, come quando si entra in chiesa senza bagnare le dita nell’acqua santa per il segno della croce. Procedi sapendo che non è cosa molto grave per una volta, suvvia, ma il cuore palpita tra le strette maglie del rimorso. E della superstizione, perché no. Allo stesso modo mi immergevo nella pagine de “La Metà Oscura”. Mi sentivo coraggiosa perché osavo sfidare la possibilità che fosse tutto vero, impertinente col fato e rispettosa dell’estrema bravura dell’autore. Da quel libro, uno dopo l’altro, sono passata agli altri, divorando anche quelli forse esageratamente descrittivi e moralisti che hanno caratterizzato la ripresa dall’incidente automobilistico in cui Stephen King ha rischiato la vita.

Per tornare a noi, quello che segue è uno stralcio di “Duma Key”. Non so se sia il suo più recente, ma mi piace e ha molto a che fare con me.

“Come fare un disegno”

- Ricordate che la verità è nei particolari, comunque vediate il mondo o quale che sia lo stile che esso impone sul vostro lavoro artistico, la verità è nei particolari. Naturalmente lì c’è anche il diavolo, lo dicono tutti, ma forse verità e diavolo sono definizioni della stessa cosa. Può essere, sapete.

Immaginate di nuovo quella bambina, quella caduta dal carretto. Ha battuto il lato destro della testa, ma è stato il lato sinistro del suo cervello a subire il danno più grave. Per il contraccolpo, ricordate? Il lato sinistro è dove è situata l’area di Broca, cosa che negli anni Venti non sapeva nessuno. L’area di Broca presiede al linguaggio. Colpi tela abbastanza forte e perderete la parola, alle volte per qualche tempo, alle volte per sempre. Ma, nonostante la stretta correlazione tra le due attività, parlare non è vedere.

La bambina vede ancora.

Vede le sue cinque sorelle. Come sono vestite. Come il vento ha strapazzato loro i capelli quando rientrano in casa. Vede i baffi di suo padre, ora trapuntati di grigio. Vede Tata Melda, non solo la governante, ma quanto di più simile a sua madre abbia conosciuto. Vede il foulard che Tata si lega intorno alla testa quando fa le pulizie; vede il nodo che c’è davanti, all’apice della sua fronte spaziosa e dalla pelle scura; vede i braccialetti d’argento di Tata Melda e come lanciano lampi in tutte le direzioni nella luce che entra dalle finestre.

Particolari, particolari, la verità è nei particolari.

E vedere promuove il desiderio di parlare, anche in una mente danneggiata? Un cervello ferito? Oh, per forza, per forza.

Pensa: Mi fa male la testa.

Pensa: E’ successo qualcosa di brutto e non so chi sono. O dove sono. O cosa sono tutte queste immagini luminose che mi circondano.

Pensa: Libbit? Mi chiamo Libbit? Una volta lo sapevo. Nell’una-volta-lo-sapevo parlavo, ma ora le mie parole sono come pesci nell’acqua. Voglio l’uomo con i peli sul labbro.

Pensa: Quello è il mio papà, ma quando cerco di pronunciare il suo nome grido invece “Rotto! Rotto!” perché ne è passato uno davanti alla mia finestra. Vedo ogni singola piuma. Vedo il suo occhio come vetro. Vedo la sua zampa, come si piega come rotta, e la parola è storta. Mi fa male la testa.

Le ragazze tornano a casa. Entrano Maria e Hannah. Non le sono simpatiche quanto le gemelle. Le gemelle sono piccole come lei.

Pensa: Nell’una-volta-lo-sapevo chiamavo Maria e Hannah le Grandi Cattive. E si rende conto di sapere di nuovo. Il nome di un altro particolare. Dimenticherà di nuovo, ma la prossima volta che ricorderà, lo farà per un tempo più lungo. Ne è quasi certa.

Pensa: Quando cerco di dire Hannah dico “Rotto! Rotto!”. Quando cerco di dire Maria dico “Pii! Pii!”. E loro ridono, quelle cattive. Io piango. Voglio il mio papà e non mi ricordo come dirlo; ho perso di nuovo la parola. Parole come passerotti, che volano e volano e volano via. Le mie sorelle parlano. Parlano, parlano, parlano. Io ho la gola secca. Cerco di dire sete. Dico “Ete! Ete!”. Ma loro ridono e basta, quelle cattive. Io sono sotto le bende, nell’odore di iodio, l’odore di sudore, le ascolto ridere. Grido contro di loro, grido forte, e loro scappano. Arriva Tata Melda, con la testa tutta rossa perché ha i capelli avvolti nel foulard. I suoi cerchi mandano lampi lampi lampi nel sole e voi chiamate quei cerchi braccialetti. Dico “Ete! Ete!” e Tata Melda non capisce. Allora io dico “Acca! Acca!” e Tata mi mette a sedere sul vasino. Anche se non ne ho bisogno. Sono sul vasino e vedo e punto il dito. “Acca! Acca!”. Entra papà. “Cos’è tutto questo chiasso?” con tutte quelle bolle bianche sulla faccia eccetto che per una striscia. Lì è dove mette il coso con cui fa andar via i peli. Vede dove sto indicando. Lui capisce. !Vuole l’acqua”, riempie il bicchiere. La stanza è piena di solare. C’è della polvere che galleggia nel solare e la sua mano passa attraverso il solare con il bicchiere e voi questo lo chiamate bello. Io bevo fino all’ultimo sorso. Poi piango ancora un po’, ma perché sto meglio. Lui mi bacia mi baci mi bacia, mi stringe mi stringe mi stringe, e io cerco di dirgli “Papà!” e ancora non ci riesco. Poi ci giro intorno per arrivare al suo nome e ci trovo John, così penso a quello nella mente e mentre penso John la mia bocca fa “Papà!” e lui mi stringe mi stringe mi stringe di più.

Pensa: Papà è la mia prima parola su questo lato della cosa brutta.

La verità è nei particolari.**


Tratto dal libro "Duma Key" di Stephen King.


1 commento:

  1. ciao tal, anch'io amo tanto i libri. Ultimamente mi sto appassionando a quelli di Faletti, mi ha sorpeso tantissimo come scrittore, e' bravissimo, e i suoi trillher ti tengono incollata fino all'ultima pagina! ciao buon fine settimana!

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