martedì 9 giugno 2009

Nel cimitero del mio paese

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Nel cimitero del mio paese c’è un angolo appartato, e stranamente ricoperto di fiori freschi. Entrando dal grande cancello principale, ci si deve voltare alla propria destra, per scorgerlo, e fare almeno venti metri per raggiungerlo. Si calpesta la fine ghiaia, sporca di foglie secche e petali di fiore marciti, nell’avanzare avvolti dall’inquietante fascino delle lapidi crepate che si stagliano con lugubre imponenza lungo il sentiero. Spesso i nomi e la data di nascita e morte dei defunti sono ancora facilmente decifrabili, mentre in molte pietre tombali manca la foto. Qualcuna di esse è sempre priva di fiori e grigia come il cielo d’inverno, altre sono visitate solo di rado da certi pietosi parenti, i quali le abbelliscono di smilzi mazzolini di margherite che, dopo pochi giorni, sembrano mutare in cemento, tanto son morti. Restano così, ad allietare subdolamente una persona ormai dimenticata da tanto tempo. Capita di scorgere, tra i vari sepolcri, alcuni leggeri rilievi di terra cosparsi di erba rada e, dalla loro lunghezza, si intuisce una tomba dimenticata. Sovente, il vento depone un giglio mozzato vicino ai piedi del morto che, grazie all’umidità della sera, resta attaccato al cumulo come saldandosi alla terra fertile. Il profumo dei fiori diviene ottenebrante, dopo pochi minuti, e il loro afrore fa lacrimare gli occhi pungendoli di lacrime sino ad allora nascoste nel cuore. Speri di poter andar via il prima possibile, incrociando le braccia quando riconosci un viso incorniciato di gerbere appassite. Aumenti il passo, se ti accorgi di esser solo lungo i sentieri del cimitero.

Eppure, dal cancello, scorgi immediatamente quell’anomala macchia di colore bianco, in una sezione dimenticata perché antica. Sei spinto a raggiungerla per capire. Non sempre riesci ad arrivare, a causa dello sguardo inquisitore di decine di morti in bianco e nero e all’oppressione dei sepolcri alti e vetusti che sembrano volerti cacciar via. Io son riuscita ad avvicinarmi, talvolta, ma solo una abbastanza vicino da capire.

Era sera e la notte abbastanza lontana, il cielo nuvoloso e la brezza del vento lieve e piacevole. Arrivai con la determinazione di scoprire chi fosse sepolto in una tomba ancora costellata di fiori, ma sita in una porzione del cimitero talmente remota da non esser più visitata da nessuno. Il luogo santo era quasi vuoto, forse a causa della pioggia imminente. Mi resi conto che, precedentemente, non ero riuscita ad avvinarmi abbastanza alla lapide in questione per l’agitazione che mi trasmettevano le immagini antiche e la consapevolezza dei visi cerei che sembravano osservarmi coscientemente. Grigi e paurosi seppure si trattasse di comuni ragazze dai capelli neri ordinatamente legati sulla nuca, minacciosi gli occhi degli uomini che fieramente indossavano divisa e berretto militare pronti a partire per la guerra e non tornare mai più. Distaccato e graffiato dal tempo, l’amore delle coppie di sposi con occhi alieni. Con forza, decisi di camminare più speditamente senza voltarmi neanche una volta. Arrivai a destinazione col cuore in tumulto e il fiato corto, certa di non trovarmi sola e che qualcuno mi avesse seguita. Mi girai velocemente, per vedere il niente. Il sentiero alle mie spalle era vuoto, e neppure in lontananza si scorgeva anima viva. Sopra di me, il cielo era incombente e color piombo, mentre il vento, che aveva aumentato d’intensità, spazzava la ghiaia frustando violentemente le rose delle corone lontane e facendo rotolare sino a me, come fossero terrorizzati, i loro nastri lucenti. Avvertii nitidamente l’esigenza di correre via e, come spinte da una molla nel cuore, sentii tutte le mie lacrime salirmi in gola senza trovare sfogo. Le gambe intirizzite acquisirono peso e una mano, una forza terribile, mi agguantò come una tenaglia al braccio destro scaraventandomi lontana. Caddi su una tomba vuota di tutto, senza immagine e fiori, e cozzai la spalla sullo spigolo durissimo della lapide. Per lo sgomento non sentii dolore e, rialzandomi rapidamente in piedi, vidi quel che mi accompagnerà per i giorni a venire.

Prima Parte - segue


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GiorgiaM*Talamasca

Diritti riservati sul testo, immagine di Victoria Frances

5 commenti:

  1. Tal... ti trovo in affascinanti e cupe atmosfere!
    Ti piace spaziare in più dimensioni... piccola Dark :)
    Ti abbraccio.

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  2. Ciao Tal ,io tutto bene ....diciamo cosi ....tu come te la passi ???
    A giudicare dal post mi verrebbe da dire ...."hai fatto un brutto sogno o c'è qualcosa che ti turba???"

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  3. beh comunque, bello. Sei la solita penna, anzi tastiera :) di grande qualità.


    bacitantissimicara

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  4. qui il tempo è belliso e il mare è invitante ,ma io non posso uscire ho la pestifera un po' influenza ,ma è gia in via di guarigione ......vedremo settimana prossima di andare al mare .....finalmente :)
    baciotti e buona serata
    kicca

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