mercoledì 10 giugno 2009

Nel cimitero del mio paese

Image Hosted by ImageShack.us

Un’anziana donna, magra e debole, camminando lentamente si fermò ai piedi della misteriosa lapide. Si inginocchiò riuscendo ad opporsi alla rigidità delle articolazioni e, vedendola cadere pesantemente sulle ginocchia nel cemento della tomba, non potei trattenere un sussulto improvviso. Ad una persona così fragile si sarebbero rotte le ossa delle gambe, sbattendole in modo tanto forte. Allo stesso modo non mi spiegai la sua provenienza, visto che poco prima non avevo scorto nessuno dietro di me. La osservai il più silenziosamente possibile, seppure fossi quasi certa che lei o una forza misteriosa comandata dalla stessa donna mi avesse scaraventata lontano.

Vidi l’anziana armeggiare coi fiori, sollevando dal loculo i grandi mazzi ancora freschi di crisantemi e garofani bianchi per posarli vicino a sé. Sorprendentemente, sfilò due pesanti vasi di marmo dal loro supporto e si diresse pacatamente al rubinetto più vicino, invaso dalle ragnatele. Li sciacquò e riempì d’acqua fresca e pulita, per poi riposizionarli sulla lapide e infilare cerimoniosamente i nuovi fiori ancora spruzzati di rugiada. Nell’osservare le movenze della donna, sentivo la mente combattere con la ragione e, sconcertata, tentai di allontanare quella spaventosa follia. Chinò la schiena gobba e, risollevandosi, vidi che ora teneva in mano la foto del morto. In un istante si levò al creato uno strazio spaventoso. Esplose il dolore di una persona privata di ogni consolazione che domandava al proprio Dio un motivo o, almeno, un’ultima occasione. Ella, premendo al petto l’immagine incorniciata, si agitò per qualche istante singhiozzando in preda ad un penoso tormento. Mentre osservavo questa scena pietosa, il vento si alzò ulteriormente e dovetti ripararmi con rammarico dietro la lapide contro cui avevo sbattuto la spalla. Nel frattempo, la donna si sollevò posando la fotografia e raccogliendo i fiori estratti dai vasi. Si avviò verso la direzione da cui era provenuta, con le forti raffiche che le scivolavano attorno senza lambire la lunga gonna nera o spettinarle i capelli raccolti in una crocchia grigia e compatta. Poi, come fumo, si dissolse. Assorbita dal vento, o come esplosa in mille molecole, si volatilizzò senza spiegazione.

Com’era arrivata, la donna sparì.

Tremante, dopo alcuni minuti in cui il vento si affievolì notevolmente, riuscii ad allontanarmi dal mio riparo e avvicinarmi alla tomba dai fiori sempre freschi. Questa volta non sentii il consueto e incombente terrore, e potei guardare bene per capire. Era di marmo comune e, tra i pesanti vasi, poggiata alla parete verticale della lapide, regnava la foto di una bambina in bianco e nero. Sui capelli ricci portava un cappellino bianco e indossava un minuscolo vestito di trina dal quale spuntavano le gambette calzate sino alle ginocchia. Era morta nel 1923 all’età di cinque anni e si chiamava Adalgisa. Seppure mi fosse rimasto qualche dubbio, quella foto e la sua età al momento della morte lo fugarono velocemente. Era oramai evidente che la madre tornava ogni giorno a rinnovare la fragranza del sepolcro della bimba, spargendo per lei disperate lacrime di pena infernale che la costringevano, senza scampo, a cercare un motivo alla morte di sua figlia anche oltre la sua stessa vita.

Decisi di non soffermarmi ulteriormente poiché quasi mi parve di udire una lieve e lontana risata infantile, interrotta dallo schianto improvviso provocato dalla caduta di un contenitore di plastica poggiato di fortuna sulla parete a cui era collegato il rubinetto utilizzato dalla donna. Mi voltai, avviandomi celermente al cancello e salire in macchina. Dopo pochi passi, notai che le vecchie foto dei defunti erano nuovamente semplici immagini senza alcun peso. Tranne una, che mi osservava fissamente mentre le passavo vicino. Vidi in questo modo la pietra tombale dell’anziana donna che si dedicava a sua figlia, continuamente e amorevolmente, anche dopo la morte. Notai, con dispiacere, che i suoi fiori erano secchi e la lapide sporca di polvere e foglie bagnate, invasa da grossi insetti e ragni neri.

Da quel giorno, per pietà, una volta al mese mi occupo di lei. Ora mi permette di transitare con libertà vicino al bellissimo sepolcro della bambina. Ma so che i suoi pianti non avranno mai fine e, per questo motivo, evito di farle visita la sera, quando il cielo si appresta a proteggere il suo dolore.

-Fine-


Image Hosted by ImageShack.us
GiorgiaM*Talamasca

Diritti riservati sul testo.

19 commenti:

  1. Semplicemente stupendo questo tuo racconto Tal, anche se l'ambientazione è un cimitero per come l'hai scritto non si può non leggerlo tutto d'un fiato e le parole scorrono lievi e silenziose come per rispettare la pace del luogo in cui è ambientato ma dove si alzano mute le grida di dolore per chi ci ha lasciati, emozionante il finale che ci fa capire che il dolore di una madre per la perdita della propria bimba non ha mai fine e forse non trova pace nemmeno dopo la morte.

    Secondo me è da premio questo racconto Tal io fossi in te parteciperei ad un concorso con questo testo.

    Un abbraccio e buona serata.

    RispondiElimina
  2. Anche peggio...tornerò a leggere il post, mio figlio ora vuole il PC per Youtube,poi ho da lavorarci, domani leggo, bye Geme...

    RispondiElimina
  3. Vado sul profano,ci dovremo andare tutti in questa casa definitiva,il più tardi possibile,però...

    Ciao Giorgia,

    Ivo

    RispondiElimina
  4. Clap clap clap

    Standing ovation per Giò, scrittrice di puro talento.

    Bello
    Brava

    per un attimo ho pensato che tu fossi la bimba morta...il finale è sorprendente :)

    RispondiElimina
  5. bello e triste il tuo racconto, tal!
    buona giornata

    RispondiElimina
  6. Buongiorno Tal un saluto e buona giornata!

    RispondiElimina
  7. è un racconto bellissimo e carico di sentimenti forti.


    grazie per averlo donato a tutti noi


    un abbraccio

    RispondiElimina
  8. Un abbraccio Tal che ti accompagni per tutto questo fine settimana che ti auguro sia pieno di sole dentro e fuori di te e che ti porti solo tantissime cose belle!

    RispondiElimina
  9. e' bellissimo il tuo racconto Tal, sembra vero! ciao e complimenti!!!

    RispondiElimina
  10. Devo sperimentarli gli occhiali con le lenti rosa,l'unico problema è che oscurano poco.

    Buon week a te Giorgia,

    Ivo

    RispondiElimina
  11. Eccomi di nuovo qui per un abbraccio un sorriso e per augurarti una buona domenica!

    RispondiElimina
  12. Buongiorno Tal e buon inizio di questa nuova settimana !!!

    RispondiElimina
  13. Tal buongiorno , in questi giorni sarò meno presente sul blog perchè ieri la mamma non si è sentita bene, per fortuna nulla di grave, ma ora è in ospedale per tutti i controlli.

    Un abbraccio!

    RispondiElimina
  14. Buongiorno Tal, la mamma ora va già meglio, in ospedale le stanno già facendo tutte le analisi, sicuramente il caldo le ha giocato questo brutto scherzo visto che lei soffre di asma bronchiale, appena ci saranno i risultati i medici ci diranno qualcosa di più preciso poi una volta stabilizzata del tutto ce la lasceranno portare a casa bella e pimpante più di prima.

    Un saluto e buona giornata!

    RispondiElimina
  15. Hai ben messo insieme il dolore, la paura e il mistero legati alla Morte e hai saputo ben indicare la via per renderla "accettabile": tramite la pietà e il prendersi cura. In genere ci sottraiamo al terrore della Morte con la fuga, e invece solo l'accostarsi ci aiuta, e ci rende migliori.
    Ciao, sempre brava Tal, ciao, un bacio.

    RispondiElimina
  16. Ciao Tal come al solito sei sempre inimmaginabile, il ogni riga c'è una sorpresa, brava
    Un abbraccio
    pppp

    RispondiElimina

Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails