venerdì 29 gennaio 2010

Mangia, strizza, mangia.


Il cervello mangia, mangia, mangia. E’ una fabbrica spietata, generando continuamente ricordi negativi non fa altro che istigare la mia rivalsa. Mi chiedo come fare a fermarlo, visto che alla storia non esiste rimedio. Ripromettendomi di terminare il racconto, per distrarmi, so che in realtà il suo seguito avrebbe uno stile differente dalle prime due parti visto il mio attuale stato d’animo. Già si tratta di una storia che voleva essere d’orrore e, in quel caso, mi andrebbe bene. Ma so che sarebbe troppo reale, sarebbe una speranza e, allora, meglio lasciar stare. Per punirmi ulteriormente preferisco stendere un cerotto alla bocca del mio cervello, manovrato da ricordo e stomaco. D’altronde sono già bella strizzata da fili spinati di inconsapevole (??) cattiveria altrui.
Il vento sferza i vetri ora che è appena mattino, li sfregia di acqua putrida che non lascia segno se non un’ombra malata, come quella impressa nella mia memoria.

*Giò

2 commenti:

  1. Credevo proprio di trovare il seguito del racconto, ma evidentemente, come leggo dal tuo post, ancora non sei pronta per dare il giusto epilogo a quello che avevi in mente...
    Un abbraccio Tal e sereno fine settimana!

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  2. Le migliori condizioni per concludere un racconto, che voleva essere di genere, ma ha poi, evidentemente, deciso di degenerare...
    (Don't stop it, pleeze :( )

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