sabato 6 febbraio 2010

I cigni non sono tutti belli



I Parte

Quando le luci del bar si spengono, Emma siede già da alcuni minuti sulla grande lastra di pietra che funge da panchina nella sponda più bassa del laghetto artificiale della clinica protesica. Si trova in questa casa di cura da sei giorni, ormai, e conosce bene gli orari e le abitudini di chi amministra il luogo perché non è la prima volta che vi soggiorna. Sa che il bar dell’ospedale chiuderà proprio ora, alle undici e trenta di notte, lasciando però le porte aperte al retro del lungo e vasto cortile, in fondo al quale è sito il nostro laghetto, per permettere ai soggiornanti di trascorrere un po’ di tempo in tranquillità. Non è nemmeno la prima volta che decide di stare sola così, lontana dalle luci bianche degli anditi e dalla sua camera, che divide con due donne più grandi di lei. Una di queste è una dolce vecchietta piena di classe e con tanti capelli bianchi che le incorniciano il viso, un viso che è stato molto bello in gioventù, si vede dalla lucentezza degli occhi e dal suo garbo. Perché le donne gentili e garbate, se son state belle da giovani, lo restano anche nella tarda età, trascinando con gli anni una calma saggezza amabile e pulita. L’altra donna è invece meno piacevole, di mezza età e di grande peso, nel senso che si avvicina probabilmente ai cento chili. Nasconde tra le lenzuola qualche bottiglietta di vino bianco, prelevata di soppiatto durante l’ora di cena dai tavoli della mensa in cui gli inservienti apparecchiano in grande stile, forse per dare una parvenza di normalità a tutto quello che invece è solo tristezza. Li cela là sotto per scolarseli tutti assieme durante la notte, di nascosto dentro il bagno, senza pensare che prima o poi qualcuno scoverà le bottiglie vuote. Ma forse a lei non interessa, ha l’istinto di rubare e nascondere e solo questo è importante. Emma pensa che questo vizio ha portato chi le vuol bene a controllarla, per cui la donna tende a complottare per questo motivo. Chissà.

Torniamo alla notte che sto narrando, una notte in cui Emma, come tante altre volte, siede a fissare il luccichio dell’acqua davanti a sé. Navigano sempre i soliti cigni, un po’ bianchi e un po’ marroni, chi ha mai detto che i cigni son tutti bianchi e belli? Non è vero. Assieme a loro dei parenti molto stretti, ma più interessanti e vistosi. Hanno le piume colorate e ben pettinate, la coda meno altezzosa di quella dei preziosi cugini, e un becco lungo e largo di un bel colore verde scuro. Pare che a sostituire il becco ci sia una pietra coperta di umido muschio. Poi c’è qualche gallina, pensa Emma. Perlomeno, somigliano molto alle galline, dei volatili grassi e marroni che sciacquettano rumorosamente ai margini del laghetto. Tra un po’ si fermeranno per dormire, in qualche modo, come già fanno i cigni che galleggiano inanimati come dei giocattoli bianchi di plastica gonfiabile. La luna è alta e tonda, stanotte, e illumina tutto per bene…in ogni caso, attorno allo specchio d'acqua, sono stati affissi dei piccoli faretti che agevolano il cammino durante le notti più scure. Viene concessa molta libertà, in questa disgraziata clinica, è tutto assai bello e colorato, la vita viene carezzata e coccolata e gli zuccherini son tanti. Non stiamo a precisare qual è il problema che ha spinto Emma a doversi avvalere di simile soggiorno ospedaliero, basti sapere che il suo cuore è tanto pesante e fresco di sangue. In realtà, una gran parte di degenti è rappresentata da uomini pieni di vita. Aitanti e con la battuta facile, pronti a servire piacevole compagnia perché forti…o estremamente disperati…o superstiti di una brutta vita che non vorrebbero assolutamente condurre. Ridono e giocano sulle sedie a rotelle, sfrecciando agevolmente tra infermieri e dottori che si astengono dal rimproverarli, accennando invece un sorriso pieno di disponibilità. Si è tutti amici qua dentro, si esiste con gioia sostenuti da una semplice filosofia che dice: non è cambiato niente e niente è diverso. In fondo basta volerlo. Emma non è mai stata di quell’avviso, non ci ha mai creduto. Partecipa e fa compagnia agli altri, che la cercano, la chiamano, la vogliono con sé. Non sempre è disponibile a trastullarsi con loro, ma spesso li segue sentendosi valorizzata ad avere tutti quegli uomini attorno i quali non vedono il suo handicap e non lo considerano nemmeno. Nonostante il suo dolore, prova a frequentare la giovialità dei compagni con partecipazione, quasi abbarbicandosi con tutte le forze alla botola che conduce al suo personale inferno. Non è abbastanza e spesso non riesce, ma non esiste alternativa al momento. A casa ha lasciato un ragazzo che l’attende. Almeno lo spera, visto che i rapporti non sono al meglio. Lui è sempre molto assente, non la cerca più in nessun caso e in tutti i sensi. Per cui, alla profonda disperazione per la sua nuova natura di invalida, si aggiunge la preoccupazione che il suo compagno di vita non la desideri più per quel motivo.

I Parte

*GiorgiaMuscas*Talamasca*


I diritti riservati sul testo, immagine reperita in rete.

6 commenti:

  1. Delicato dolce e triste questo tuo racconto che cela un male di fondo -la diversità - che non è da tutti accettata... resto in attesa della seconda parte.

    Un abbraccio Tal e buon inizio settimana!

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  2. Ciao Cara ,come va ???
    per adesso solo un veloce saluto ,poi ripasso a leggerti .

    baci e buon lunedi
    kicca

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  3. Buongiorno Giorgia,
    racconto che per adesso, lascia un velo di malinconia anche se credo che in fondo si possa anche scorgere un piglio di fierezza e una forza interiore non indifferente.

    Baciotto grande

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  4. Ciao scrittrice,la foto della goccia d'acqua che raffigura un cigno è molto bella.

    Grazie delle tue visite e degli apprezzamenti a ciò che pubblichiamo.

    L'opportunità linkwithin è facile da sfruttare clicchi sulla scritta da me,e compili ciò che ti richiedono,mi pare che devi confermare tramite la mail personale,come in altre soluzioni o forse no,decidi tu quanti link vorrai far apparire sotto i tuoi post,3-4-5 e se la memoria non difetta,viene automaticamente inserita tra i tuoi gadget blogspot,al max ti darà una stringa da inserire,anche perchè ti chiede in quale piattaforma blog sei allocata,per esperienza risulta molto utili,i visitatori possono essere incuriositi da post pubblicati qualche tempo fa.

    Spero ti sia sufficiente,in ogni caso sempre a tua disposizione.

    Ciao cara,Ivo

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  5. Per un animale selvaggio un difetto può esser fatale... Fatale per la sua sopravvivenza, per le sue possibilità di accoppiamento, per la sua permanenza nel branco. E per noi le cose non sono tanto diverse. Chissà... forse ciò è anche giusto, da una prospettiva molto ampia, o lontana. Però forse non c'è dolore più grande.
    Il titolo del tuo racconto basta da solo: è già una storia. Mia sensibilissima amica.
    Tornerò senz'altro a leggere il seguito.
    Buonanotte Pupetta, ti auguro un sogno che ti faccia sorridere nel sonno.

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Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

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