domenica 16 maggio 2010

Passata gioventù


Quest’oggi mi sono definitivamente resa conto che, davvero, sto invecchiando.

Per prima cosa, questo pomeriggio, di fronte allo specchio mentre mi pettinavo, ho scorto un anomalo chiarore nella mia consueta chioma nero rossastra. Avvicino gli occhi alla mia immagine riflessa ed eccolo qua: un capello bianco. Corto. Significa che è nato così, non lo è diventato a causa della scarsa ricrescita a cui ero avvezza da tre anni a questa parte. Ciò significa che sono entrata nella fase di non ritorno, ogni capello a cui la mia testa darà vita sarà bianco, d’ora in poi e per sempre. Mi metto tranquillamente l’anima in pace, tanto esistono le tinte a cui faccio ricorso dall’età di 23 anni, tanto per colorarmi e darmi un tono. Un tono colorato, appunto.

Più tardi vado dall’uomo che ci rifornisce di legna durante l’inverno e che vende vasi di terracotta delle più svariate forme e dimensioni. Conosco il tipo da più di dieci anni, è quasi mio parente seppure acquisito. Anche se non gli parlo da qualche anno, dato che di queste cose si occupa generalmente il mio compagno, non dovrebbero esserci problemi di sorta, eppure…lui è un po’ reticente. Scherza con me perché è un tipo scherzoso, non perche gli va. Glielo vedo dagli occhi, anzi dall’assenza di luccichio negli occhi…quell’interesse nello sguardo che accompagna il sorriso di un uomo, capito? Niente. Assente. Anzi, mi sembra di dar fastidio. Penso che possa dipendere dall’ora, sono le 6 della sera e probabilmente non desidera altro che chiudere baracca e burattini, con o senza luccichio nello sguardo, ficcarsi in macchina e tornare a casa. Soprattutto considerando il ventaccio siderale che spira nel vastissimo piazzale occupato dalla sua attività, che sembra di essere in Siberia. Mah, forse è davvero solo questo…eppure mi manca quella sicurezza di sentirmi desiderata con galanteria, quella gentilezza manifestata nelle intenzioni solo immaginate; boh, mi sento vecchia. Si, mi sembra di aver abbandonato quel bellissimo treno a vagone aperto che sfreccia leggero tra le nuvole, quello della mia vita da ragazza.

Poi vado dai genitori del mio compagno, con lui. Prima di arrivare gli impongo una visita veloce, tanto per cortesia, perché essendo sabato desidero uscire e vedere un po’ di gente…giovane.

Invece poi veniamo invitati a cena. Lo guardo e lui ricambia con uno sbadiglio da orso bruno pronto ad andare in letargo. E va bene, mi sento magnanima e gli dico “Se non ti va di uscire possiamo tranquillamente restare qui”

“Mhmmm.”

Era un assenso. Ok, che bello, penso io. Tanto oggi fa freddo, chi ha voglia di docciarsi impomatarsi profumarsi truccarsi e indossare i tacchi alti? Nessuno. O, perlomeno, quei poveri pazzi che ancora hanno voglia di mettersi in gioco. I giovani?

Passiamo la tarda serata a parlare di cyclette e tapis roulant, di quanto serva e di quanto non; li proviamo anche, perché a casa mia il secondo non ce l’ho. Poi lui sparisce per un’ora e io resto…dai suoi. Mai, mai, mai l’avrei fatto in passato.

Ad aspettarlo buona buona, ad intrattenerli anzi, mentre lui non c’è, come si trattassero dei miei genitori. Strazio.

Parlo scherzo sdrammatizzo racconto di me…racconto di me!!!! La consapevolezza inizia con una leggera nausea mentale. Mi accorgo che non sono la mia giovane io, che c’è molto di diverso in me da quella ragazza seria e timida, silenziosa e riservata, orgogliosa e superba, che in passato piangeva sempre di nascosto e non trovava alternativa al mutismo del suo carattere. Di cui andava fiera, lo devo dire. Ma ormai rotolo nella china, acquisisco velocità e grandezza, sono un enorme pallone di carne al quale sono incastonati sassi e detriti che rovinano l’omogeneità dell’essenza…un mostro che si trasforma in peggio metro dopo metro di ripida discesa.

Quando torna, lui tace; come fa di solito dai suoi, a meno che non debbano criticare e ridere di qualche compaesano. Qua mi salvo perché, a causa del mio scarso acume, non memorizzo un nome che non sia di gente che ho conosciuto personalmente. Perciò, di persone solo sentite nominare, dopo un minuto mi dimentico. Mi piace questa cosa, perché non mi dà l’opportunità di diventare pettegola.

Non me ne frega un tubo di nessuno. E, le persone che conosco, le critico caldamente solo con lui.

Insomma, restiamo a cena dai miei suoceri, a sorbire brodo di carne e masticare melanzane grigliate, e a guardare il programma dei bambini che cantano di Antonella Clerici. Miodio. Io prima guardavo solo film.

O telefilm. E possibilmente d’orrore.

Invece stanotte mi crogiolo nell’assistere alle performance canore di questi bambini che, lasciatemelo dire, dimostrano pure loro cinquant’anni o giù di lì a causa delle terribili pettinature e ancora più tremende vestiture. Intrattengo i genitori del mio compagno mentre lui…dorme. E russa pure, con la testa che ballonzola sempre più giù.

E’ ora di tornare a casa.

A casa, dopo le consuete toelettature, ci ficchiamo a letto. A dormire. Lui già dormiva in piedi da due ore e non ha problemi a crollare del tutto, io veglio in lievitazione sopra il mio corpo. Ho sonno da morire. Ma non posso dormire se non c’è silenzio assoluto.

Questa è forse una delle poche cose che persistono della mia strana e sofferta gioventù. Insonnia, per dolore rabbia o estasi, ma pur sempre insonnia. Non lo voglio stressare continuamente chiedendogli di non russare, anche perché non serve assolutamente a niente, perciò mi alzo come la mummia di Nefertiti che torna in vita e scendo a bere acqua fresca. Allora mi sovviene un ricordo.

E’ probabilmente arrivato il momento di raccogliere il riso, quello di farmville su facebook. Vuol dire che mi intratterrò in questo modo. Fatto. E ora? Vorrei scrivere. Ma valla a trovare l’ispirazione e, soprattutto, la forza di pensare coerentemente. Non c’è scampo al sonno. Allora mi viene in mente che, volendo, potrei guardare un film in streaming. D’orrore.

Wow, d’orrore!

Come già detto io adoro il genere horror, da sempre, da molto prima che i miei genitori mi permettessero di guardare L’Uomo Tigre. E’ una curiosità che mi prende, una voglia di scoprire o di essere sfidata e vincere la paura. Crescendo ho imparato a vincere stoicamente qualsiasi paura, difatti. Rimanevo sino a tardi, nella cucina dei miei, a guardare i film del martedì o mercoledì notte in tarda serata…da sola, senza alcun timore.

Ora ne trovo uno, “La Chiamata Senza Risposta”. E’ probabilmente una grande cagata, lo premette il titolo…ma a quest’ora, che sono le 3 del mattino, che vuoi di più? Lo avvio, zoomo l’immagine, e il film inizia con una casa che prende fuoco. Niente di che. Poi, un urlo straziante. La bocca spalancata di una bambina dietro il vetro fumoso della finestra strilla il suo terrore…basta, non è ora.

M’è già preso un colpo, figurati a resistere per tutto il film!


*GiorgiaM*Talamasca*

5 commenti:

  1. Anche se non ce ne accorgiamo con il passare degli anni si cambia, si cambia modo di pensare e di vedere le cose, si cambia modo di essere, ma questo non vuol dire che si è già vecchi...forse è questo tempo capriccioso che ci tiene chiusi in casa a farci sentire meno attivi e con meno voglia di andare fuori a scoprire il mondo...e ci da l'impressione che sia già arrivata la vecchiaia... lascia che arrivi di nuovo il sole e poi vedi se non ti risenti di nuovo giovane con la voglia di dire e di fare...

    Un abbraccio Tal e buona domenica!

    RispondiElimina
  2. Che brava sei nel raccontarti,penso che una storia del genere non la possa fare un anziana,tanto meno una donna che crede di avere le prime crepe senili.
    Gli anni passano ma non tocca preoccuparsene,tranne per la salute,se questa va storta non ha pietà,a volte.

    Non ci sono particolari consigli,conosco però giovani già vecchi e vecchi ancora assai giovani!!

    Il personale spirito davanti allo specchio si deve concretizzare come un esercizio di auto presa in giro,sapendo che spenta la luce del bagno ci aspetta una nuova giornata a prescindere dalle nostre fattezze.

    Un abbraccio da chi di capelli bianchi ne ha già una certa cifra,e scusa la franchezza,non gliene frega nulla.

    && S.I. &&

    RispondiElimina
  3. *GABRY
    in realtà la penso proprio come te

    *IVO
    è vero, la giovinezza la si trova dentro di noi e spesso non ha a che fare con l'età!!

    grazie

    RispondiElimina
  4. Ciao carissima,

    Il post fa denotare come il cartello segnaletico inserito dall'uomo,posto sul tronco dell'albero stia piano,piano scomparendo.
    La natura ha le sue armi per difendersi dall'ingombrante genere umano.

    Baci

    RispondiElimina

Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails