sabato 4 settembre 2010

A partire da una foto


Ho osservato la foto di un’amica, seduta in compagnia di una sconosciuta in una roccia sarda di chissà dove. Indossa un corto scamiciato scuro, e poggia le braccia nude sulle ginocchia. Sorride e stringe a sé una borsa di pelle nera. Sorride e le sue braccia rilucono di morbidezza e freschezza. Mi pare di avvertire l’alito fresco della brezza isolana, immagino l’odore dell’erba selvatica e l’umidità della roccia su cui hanno deciso di riposare. Ricordo la libertà di quelle braccia, e delle mie.

Allora, mentre mi si stringe il cuore, scatta l’istinto di bloccarne il pianto. Chiudo l’immagine nel computer e apro un sito di link che mi riportano a un’infinità di films in streaming. Decido di iniziarne uno dal titolo illeggibile, diretto da Franco Battiato. Franco Battiato il cantante? Comunque sia è abbastanza stupido, troppo silenzioso. Una donna che sembra fare la regista o la sceneggiatrice vive la sua vita in solitudine. Rimbombano i rumori delle attività di tutti i giorni, dal taxi che prende per tornare a casa, alla lezione di yoga che non ha alcun senso tanto mi fa venire il nervoso, alla cena che mangia da sola in una casa assurdamente grande e moderna. Una casa americana, fatta per gente che vuole vivere in moltitudine.

Suona la sveglia delle 7 e mi alzo da questa sedia troppo dura e scomoda che mi fa compagnia da tre anni ormai. Mi alzo perché ho fame e, seppure non sia mia abitudine, decido di fare colazione. Ma, mentre cammino, vedo una pila di camicie buttate nel pavimento, vicine al primo gradino della scala che conduce al piano terra, così ricordo che almeno c’ho da fare. Tutto sommato è utile, aver sempre da fare. Sai, una camicia ti può ispirare…forse un bottone che ballonzola come la tua vita, o un filo che scappa dal tessuto impertinente quanto il tuo uomo, magari una macchia tenace e persistente che ti ricorda te stessa. Tutto conduce a una metafora, basta saperla cogliere.

La prima cosa da fare, però, è infilare gli indumenti in lavatrice, prima che il mio compagno occupi il bagno per lavarsi e andare a lavoro. Una lingua di pensiero lambisce la seccatura del lavorare il sabato, ma poi torna tranquilla al suo posto, nel palato della consolazione, mentre ricordo che tutto sommato era peggio quando ero io a lavorare, il sabato e i festivi. Tutti i giorni, e le notti. Riempio la lavatrice e torno su per raccogliere la pila dei jeans. Quanti sono. Allora penso a quando la mia nonna, e le nonne altrui, andavano al fiume a lavare i panni. A quando erano costrette a utilizzare la cenere e una sostanza di cui non ricordo il nome per levare la macchia di piscio dagli indumenti di padri, fratelli e poi mariti e figli. Spesso avevano la commissione di lavare anche per le altre famiglie, forse per guadagnarsi un soldo, o più probabilmente per rendere qualche favore…quando tutto si basava sul dare per ricevere, seppure fosse molto più faticoso, era tutto sommato anche più semplice. Adesso senza il denaro non si può fare niente. Adesso quasi non ti permettono più di risparmiare facendoti i lavori da te, perché rischi la tua incolumità e la tua vita. Io dico che non è giusto, non è corretto, non è umano. Le regole sono necessarie perché si possa vivere nel rispetto del prossimo, ma, quando queste sono troppe, si rischia di vivere in una gabbia dalle barre di vetro che pare non ci siano. Ma sempre gabbia è.

Mentre scendo per la seconda volta le scale, noto che la pianta verde del terzo scalino da giù sta agonizzando. Ricordo di avergli messo l’acqua, ieri o l’altrieri. O tre giorni fa. È anche vero che durante l’inverno la disseto una volta al mese senza conseguenze, ma ora siamo in estate e l’estate di qua è asfissiante. Dei rami secchi e molli sfiorano il gradino sovrastante, circondati e in parte celati da quelli più forti e freschi. Credo che sia necessario eliminare i rami malati perché oramai non hanno più vita.

Arrivo al bagno e attivo la lavatrice, notando che lo scomparto in cui si versa l’ammorbidente è libero dall’acqua di qualche giorno fa. Evidentemente s’è aggiustato da solo. Apro il frigorifero per prendere qualcosa da mangiare, ma trovo solo le due scodelle di plastica con le barrette di cioccolato che sono avanzate dalla festa di compleanno organizzata sabato scorso. È avanzata anche un’infinità di altra roba, divisa tra amici e parenti che han voluto accettarla. Le barrette erano brutte da regalare, son diventate bianche a causa della bassa temperatura del frigorifero. Ne prendo un pezzetto e lo mando giù senza indagare se è fondente o al latte.

Risalgo a sedermi al pc e decido di aprire word, tanto per provare. La delusione è già consapevolezza: non mi viene in mente niente da scrivere, niente di fantasioso, non scatta più quella lingua interna che mi parla dentro, neanche quando sono triste. Ora, quando sono triste, sono anche talmente incazzata da non riuscire a ragionare lucidamente. Non son capace di allontanarmi dalle mie emozioni, le inglobo totalmente, anzi è meglio dire che loro inglobano me. Sono completamente ottenebrata dalle mie sensazioni, soprattutto da quelle negative. Bene o male, prima, riuscivo a sfruttarle in qualche modo facendomi ispirare da piccoli avvenimenti, mentre ora se sto bene non mi sembra ci sia motivo di raccontarlo e se sto male quasi non riesco a respirare.

Qualche giorno fa ho deciso di fare come una certa amica di blog che scrive molto bene e ha già pubblicato un libro; lei narra di avvenimenti pacati, tranquilli, di momenti che possono capitare a chiunque, e lo fa con coscienza. Che voglio dire… in realtà non sono esattamente come spiegarmi, so solo che lei riesce a scrivere di una donna che cammina sulla battigia del mare senza farla diventare una donna folle di passione o un mostro a mille teste o una bambina in procinto di uccidere la propria madre. Io ci ho provato, qualche giorno fa, come dicevo, iniziando a raccontare di una ragazza che si fa bella davanti al vecchio specchio di sua nonna perché in procinto di incontrare il ragazzo di cui è innamorata. Senza descrivere passione e ardore, sesso o odio, rancore o martirio. Una semplice ragazza, molto giovane, che non può sapere cos’è la passione.

Ho proseguito frantumando lo specchio, facendolo sanguinare, stordendo la ragazza che infine dorme…dorme una vita non vissuta, quella della nonna mai conosciuta che le si rivela trucidandola nell’incoscienza.

Voi mi direste, tu scrivi così, ognuno ha il proprio stile. Oppure pensereste che, molto più semplicemente, non so scrivere. Non sono capace. Oppure che non so vivere, ma forse è quel che penso io.

Fatto sta che quella foto è tutto. Racchiude quel che ho perso, quel che non avrò mai più.

*GiorgiaM*

8 commenti:

  1. Molto bello ,ti prende fino all'ultimo rigo :)

    buon week end
    baci baci
    kicca

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  2. Dovrai decidere se continuare a scrivere per passione e divertimento,o se provare la strada della scrittrice,in ogni caso i tuoi testi rimarranno a te e ai tuoi famigliari,poichè per quel che può valere il mio giudizio intravedo del talento.

    Ho iniziato a lavorare,le solite settimane con poco tempo a disposizione correndo parallelamente al sistema organizzato per sopravvivere,e con i tempi d'oggi c'è da ritenersi fortunati.

    Un buona domenica a te,ciao cara

    Ivo

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  3. Mi è sempre piaciuto come scrivi, i tuoi racconti li leggo sempre tutti d'un fiato, anche se sono di genere horror che a me non piace, perchè hai la capacità di coinvolgere il lettore sprigionando le tue passioni e sensazioni in un modo viscerale e di forte impatto emozionale.

    Un abbraccio Tal e buon inizio settimana!

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  4. Buon fine settimana Tal... un abbraccio!

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  5. finalmente ti trovo dall'averti letto in un commento da amici comuni, il link che avevo ovviamente non portava da nessuna parte. Benritrovata allora. Decisione di cambiamento piuttosto radicale certamente motivato.
    Come va?
    Spero tutto bene.

    a presto ....

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  6. Un saluto Tal e buon week-end!

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  7. buongiorno fanciulla delle stelle
    ho letto ogni parola, ogni virgola, ogni pausa dopo il punto e mi è dispiaciuto arrivare alla fine.
    te l'ho sempre detto che hai un modo di scrivere molto diverso dal comune, uno stile personale che mi piace molto anche perchè non si sa mai se stai narrando o se parli di te...

    ti lascio un sorriso e un caso saluto
    :-)mandi Tal e buona settimana

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