lunedì 25 ottobre 2010

Al parco


Qualche sera prima era a casa, davanti al caminetto acceso, a guardare la tv e a riscaldare le mani intirizzite con una bella tazza di tè fumante. Quella invece, stava sotto un ombrello nero a ripararsi da una pioggia incessante.

L’aria gelida quasi gli feriva le narici, tanto era pulita e fine, mentre il bagnato del terreno stava con sollievo fuori delle sue scarpe nere da trekking. Camminava lentamente come un perdigiorno, neanche avesse un appuntamento da rispettare in quella campagna che somigliava sempre più a una palude verde e nera a causa del maltempo. Lasciava dietro di sé impronte di molle mota impegnato nel tentativo di calpestare le pozzanghere meno profonde, spesso senza riuscire a evitarle. Dopo un breve percorso così accidentato, fu in vista del parco, in cui panchine di pietra e alberi molto alti gocciolavano incessantemente al pari delle nuvole nere della sera. Era impossibile sedersi e, stare ad aspettare qualcuno in quel luogo, era da pazzi. Invece provò come poteva a chinarsi su se stesso per procurarsi il calore che bastava a indurgli coraggio e pazienza e, in quel mentre, uno sciacquio improvviso e leggero, proveniente alle sue spalle, lo richiamò all’attenzione. Voltandosi, un uggiolio pietoso accompagnò la vista di un cucciolo di cane, completamente inzuppato di pioggia, che desiderava avvicinarsi a lui restando, però, per sicurezza dietro la base di pietra di una panca. I suoi occhi erano luminosi tanto quanto il riflesso del pelo fradicio. Il piccolo aveva necessità di essere aiutato, ma in quel mentre un trillo attutito distolse nuovamente la sua attenzione. Era il cellulare, riposto nella tasca del cappotto, che annunciava un sms rivelato anche da una piccola lettera lampeggiante nel display. Insistente. E preoccupante.

Se ti arriva un sms quando ti trovi in un parco solitario e deserto, intanto che il cielo riversa sulla terra tutta l’acqua serbata da millenni e, soprattutto, mentre aspetti di incontrare la tua ex moglie con la quale sembra che i rapporti si stiano, forse, per riallacciare o ricucire, bhe, qualcosa potrebbe non andare per il verso giusto.

Il cagnolino continuava a sfregare il pelo nella pietra rasposa della panchina con occhi lacrimevoli rivolti verso di lui, ma l’sms aveva indubbia e urgente priorità.

Infine lesse il messaggio, per poi sorridere beffardamente. L’ironia era rivolta a se stesso e aveva lo stesso valore di una punizione; come una staffilata alle mani per aver rubato, se vogliamo evitare il paragone con una pallottola alla testa per aver ammazzato. Magari tua moglie.

Ripose il telefonino nella tasca del cappotto, senza pensarci troppo, e chiuse l’ombrello. Lo gettò sulla panca bagnata e iniziò a inzupparsi di pioggia. Forse, bevendo l’acqua direttamente dalla fonte, cioè dal cielo iroso di quella sera, voleva cancellare dalla memoria le parole appena lette che avevano rappresentato in effetti una grande delusione…la rinuncia della sua ex moglie, nello scrivergli “sono molto combattuta e confusa…mi spiace, ho bisogno di starti ancora lontana per capire cosa voglio veramente”, l’aveva amareggiato più di quanto avesse mai creduto. Dopo la separazione, anni dopo in realtà, era riuscito a farsene una ragione, ma da quando l’aveva rivista e dal momento in cui lei lo aveva riavvicinato in modo tanto allusivo, da allora aveva nuovamente perso la testa per lei e per i suoi corti capelli biondi. Capigliatura da bambina, sbarazzina quanto lei; grandi occhi celesti che sembravano indagare nella mente di chi le parlava. Gli piaceva infilare le dita tra le sue corte ciocche, arruffarglieli un po’ e tirarli per gioco, e adorava quando lei rideva d’improvviso mostrando al mondo intero, ma soprattutto a lui, il candore dei suoi denti perfetti. Cosa era successo, nel corso della vita passata insieme, che aveva distrutto il loro rapporto? Inutile rievocare e cercare una o molteplici risposte; vano il tentativo perché forse, in fondo, l’unica cosa che li univa era l’attrazione fisica che provavano l’uno verso l’altra. Talmente forte da annullare temporaneamente le divergenze che in passato li aveva allontanati. Ma stavolta, era l’ultima. Se lo ripromise, mentre il cappotto diventava pesante e fastidioso, tanto da indurlo a levarlo. Lo giurò a se stesso, ora che la camicia gli si attaccava al petto e le spalle. Ma ne dubitò, anche e infine, quando alla pioggia si unirono le sue lacrime di collera verso un indistinto responsabile.

Riaprì gli occhi, sino a quel momento tenuti serrati col viso rivolto alla cappa nuvolosa del cielo, nel sentire il corpo del cane che si strusciava alla gamba del suo pantalone…lo vide, piccolo e desolato, rivolgere il musetto alla sua pietà. Finalmente era riuscito a vincere la paura e, intrepido, gli si era accostato per chiedere aiuto.

Era arrivato dunque il momento di tornare sui suoi passi. Riprese ombrello e cappotto per avviarsi verso il sentiero dal quale era arrivato, tenendo il batuffolo ansimante tra il suo braccio destro e il petto fradicio. Tuttavia questa volta non era solo. Il suo tremante piccolo amico provava a manifestargli tutta la sua riconoscenza e, forse, la sua comprensione, continuando a leccargli velocemente la mano e osservandolo con curiosità e buona aspettativa. Di rimando egli sperava che, il calore trasmesso dall’esserino fiducioso che si affidava totalmente alle sue accoglienti braccia, fosse in realtà un nuovo inizio, una nuova partenza che l’avrebbe portato a qualcosa di buono.

*GiorgiaM*


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Immagine reperita in rete

4 commenti:

  1. Che bella questa storia Tal dal finale tenero tenero, io avrei fatto lo stesso, l'amore che può donare un animale sicuramente compenserà l'amore perso e fa rinascere a nuova vita.

    Un abbraccio Tal e buona giornata!

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  2. Bello questo tuo racconto. Un sottofondo triste e sconsolato con però un recupero finale dolcissimo

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  3. Un abbraccio Tal e buon fine settimana!

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  4. non sempre le storie finiscono con il lieto fine ma in questo caso c'è il "fattore cucciolo" a lenire la delusione
    e poi chissà
    magari ci ripensa anche lei...
    :-9mandi fanciulla delle stelle
    mi hai regalato due aggettivi che non mi rispecchiano ma ti ringrazio ugualmente se mi vedi così
    :-)

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