martedì 19 ottobre 2010

Un treno


La panca di metallo in cui sedeva era fredda, come logico trattandosi del mese di febbraio. E il colore era grigio, non della panca, ma dell’aria. Si trovava alla stazione, a osservare l’aria bigia e sospesa mentre attendeva un treno che forze tardava o forse no, quasi non ricordava più l’orario di partenza. Si trovava lì già da un bel pezzo, ma solo da poco aveva deciso dove dirigersi e il biglietto l’aveva acquistato con titubanza, come ogni volta che si trovava a doverlo fare: si sentiva di dover prendere una decisione obbligata, ma allo stesso tempo spinta dalla voglia di libertà che l’assaliva come bestia feroce in quei momenti. Certi misteriosi attimi sussurrati all’orecchio “vedi… è quel che devi fare”. Anche quando non le andava. Perciò eccola qua, seduta a tremare lievemente dal freddo, alle 10 del mattino, quando la stazione di quella località poco frequentata se non da studenti e lavoratori, era quasi vuota. Portò lo sguardo su uno dei molti ciuffi d’erba tra i binari, metallici e semi bruciati, pensando a quanto sarebbero stati diversi in altri momenti dell’anno. I sassi disseminati tra le rotaie e, oltre i binari stessi, una campagna triste e desolata. Le traversine solide e ben piantate, la lunghezza delle rotaie, il vuoto attorno a esse…che, tra poco, sarebbe divenuto saettante, sarebbe stato un volo, avrebbe perso l’attuale dimensione mesta e malinconica della staticità. Andare.

Questo la prendeva, la voglia remota di andare. Senza però volerlo davvero fare. Spostarsi e camminare, cambiare cose da guardare e visi da vedere, gente con cui parlare. Nonostante non fosse questo, in realtà, a spronarla al movimento, il fatto stesso di poter respirare odori nuovi di gente, il pensiero di poter sentire voci diverse da bocche forse più interessanti…poter decidere di non doverlo fare, se non le andava, era una tentazione irresistibile quando la prendeva. Era capitato, molto spesso, che la lusinga di mollare tutto e partire arrivasse a seguito di una brutta lite, o di una delusione, oppure della semplice noia di tutti i giorni. Ma, in quei casi, stava ferma. Stagnava con la mente a elucubrare le stesse fissazioni di sempre, a girare e rigirare nella realtà disperata di non poterne uscire. Queste erano code allo sportello di stazioni ferroviarie abbandonate, polverose e spaventose…questi erano viaggi che non si potevano fare, perché privi dell’elemento indispensabile alla partenza: l’intento.

Mentre, stavolta, lei sedeva alla solita panchina, in attesa, perché durante la notte qualcuno le aveva suggerito lievemente che era ora di andare. Era arrivato il momento di approfittare dell’opportunità di esser viva. Aveva tra i piedi uno zaino semiaperto ornato da frange di pelle sfilacciata e, con la sua parte superiore spalancata, sembrava di avere vicino un cucciolo affezionato che non la lasciava mai, neanche durante i suoi brevi viaggi. Invece l’unica cosa che ogni volta le faceva compagnia era questo vecchio zaino. Sorrise comunque, ci era affezionata e sperava durasse ancora tanto. I fischi del treno la raggiunsero lontani ma nitidi.

Per cui si alzò dalla panchina, riassettandosi il cappotto e spingendo giù il cappello a proteggersi dal gelo. Tirò su lo zaino chiudendolo per bene e, dopo averlo posizionato nel braccio destro come faceva quando era solo una studentessa, si avviò al binario che le interessava con le mani infilate in tasca.

Dopo solo dieci minuti già viaggiava. Si sentiva leggera e sorrideva. Si chiese se, in realtà, la felicità fosse solo questo.

*GiorgiaM*

I diritti riservati sul testo

14 commenti:

  1. Sto qui a ripetermi... questo racconto Tal pur se ha una vena di amarezza e tristezza nel suo insieme è armonioso ... bello veramente.

    Un saluto e buona giornata:




    PS- copio un commento di Marcella/Caravaggio che ha lasciato sul mio blog ma diretto a te:

    marcella candido cianchetti ha detto...

    non riesco ad entrare nel blog di talamasca, x ringraziarla x essere passata dal mio blog!!!

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  2. Buongiorno Tal...
    é stata una bella sorpresa la tua visita.
    Decisamente una cosa da ripetere e da mantenere.
    Ho sbirciato in giro... mi piace qui da te.
    E questo racconto (è un racconto tuo?) è davvero bello e ben scritto.
    Diciamo che la tua "conoscenza" merita un approfondimento. ;-))
    Intanto, buona giornata!

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  3. Mi piace tantissimo questo racconto ,mi ci sento tanto dentro ....
    davvero bello .

    Credo che tu abbia capito bene il senso del mio post e un po' mi dispiace ,perche' se cosi è allora provi quello che provo io e non è una sensazione piacevole :(

    a presto cara
    bacio

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  4. Quante sensazioni nel tuo racconto,è vero che i pensieri e la fantasia femminile non hanno confini,ma tu riesci ad averne ancora di più.

    Effettivamente la Trabant,come la 2CV e la 500 sono da considerare macchine cult!

    Ciao Giorgina,scrittrice appassionante.

    Ivo

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  5. Bellissimo qui da te. Sto vivendo giorni un po' concitati...tornerò a leggere con più calma. Ti metto nel mio elenco, così non mi sfuggi.
    E grazie per il tuo commento da me.
    felice notte.

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  6. sono al lavoro e non posso fermarmi a leggere per ora quindi ripasso quando rientro a casa
    :-)))
    volevo però augurarti una buona giornata fanciulla delle stelle
    :-)mandi

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  7. Son passata per lasciarti un augurio di buon fine settimana... e ho letto sopra un bel "mandi" friulano...
    Mandi anche da me, allora.
    Dalla Carnia.
    Con freddino (ma solo metereologico)

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  8. Grazie. Talamasca, della tua visita. Sai che ti ho trovato con fatica? Cliccando sul tuo nome sono arrivata sì al tuo profilo, ma poi cliccando su "La mia pagina web" la risposta era "Non è stato possibile trovare il blog che cercavi". Però alla fine ti ho trovata usando lo stile Sherlock Holmes ... Metto subito il link a te sul mio blog. Mi metterei tra i tuoi lettori fissi, ma non vedo il gadget relativo sul tuo blog.
    Passa un buon fine settimana e ci risentiamo presto. Ciao.

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  9. OPS, non l'avevo visto il gadget o forse era sparito come succede ogni tanto con blogger. Ora sono tra i tuoi lettori fissi. Magari fai la stessa cosa da me? Grazie e ancora buon weekend.
    Ambra

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  10. Oggi dormo un po' ... Ho dimenticato di dirti che il tuo racconto è molto bello, leggero e un po' malinconico.

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  11. Un saluto Tal per augurarti di trascorrere un bellissimo e sereno fine settimana!

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  12. A volte la rende solo piu' sopportabile :)

    buon sabato cara
    baci

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  13. Il gatto dai!!poverino non è così brutto è solo gigante!
    La bici camion serve per fare spese consistenti senza usare l'auto,naturalmente con poca distanza,altrimenti la fatica e i surgelati risulterebbero incompatibili con l'uso della stessa.

    Ciao Giorgina,grazie dei saluti per la collaboratrice Dalida.

    Buona domenica

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  14. Buongiorno Tal e buona settimana di fine ottobre!

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Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

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