sabato 22 gennaio 2011

Sul pelo dell'acqua


Sul pelo dell’acqua navigava un mazzo di rose, sostenuto dall’inerzia dell’onda mobile si muoveva come una nuvola nel cielo d’agosto. C’era tanto che i suoi colori accesi si potevano toccare, ma era fantasma impalpabile e incredibile. Come una testimonianza di Dio. La bambina sedeva sul margine del fiume; stringendo a se le ginocchia ossute inclinò la testa di lato sorpresa di vedere un bouquet di fiori tanto freschi trasportato dalla lieve corrente che conduceva chissà dove. Forse al mare, pensò, che sapeva essere molto lontano. Seguì con lo sguardo celeste il delicato dondolio dei fiori che, pian piano, divenne una semplice macchia rossa sempre più piccola sino a tramutarsi in un puntino appena immaginato. Solo allora chiuse gli occhi e li riaprì un po’ delusa. Il canto d’amore si interruppe improvviso così come era cominciato, quando le rose sparirono alla sua vista, e il giorno riprese le consuete tinte privo di alcuna novità. Ma poi l’acqua mutò, divenne di trina e aumentò la propria vitalità. Con prepotenza spinse e volteggiò trasportando con sé un velo di sposa bianco e soffice. Sino al mare, pensò la bimba. Il tulle sparì molto presto e veloce divenne solo un ricordo. La nenia d’amore che la bambina sentiva proseguì solo un poco, per finire nel nulla come il velo di sposa. Per un istante la sera sembrò riprendere la propria dimensione, sino a quando un lieve colpo seguito da uno sciacquio preannunciò la comparsa di una scarpetta oltre il margine, quasi ai suoi piedi. Era una scarpa di sposa, cangiante e ornata da un bottoncino brillante, il cui tacco aveva colpito con movenza da ballerina il masso a lei più prossimo. La bimba si mosse inconsapevolmente verso quell’oggetto che, purtroppo, già navigava lontano trasportato dalla forza statica del fiume dormiente. Lei restò a fissare la scarpetta come fosse una rivelazione troppo presto taciuta, una confidenza che il mondo birbone celava a chi come lei almeno un poco poteva carpire dei suoi segreti più profondi. La scarpetta avanzò sino alla cascata, a piombare e svanire negli abissi del mare. Un nuovo canto vibrò e l’ amore si spezzò, quando anche un abito bianco le passò accanto per soccombere con un gemito tra le movenze del potente fiume che scorreva ai suoi piedi. Solo allora la bambina comprese e, sedendo nuovamente nella roccia coperta di muschio di poco prima, si ritrovò a giocare con una ciocca di capelli biondi, ancora ribelli puerili e indifferenti all’amore.

Quella sera Gloria aveva conosciuto la storia di una donna abbandonata e sola che, nel fiume, si era liberata dello strazio di un amore finito.

*GiorgiaM*

I diritti riservati sul testo

Immagine reperita in rete.





7 commenti:

  1. ...che tristezza !!! :(

    @ Tal

    Sto aspettando che mi venga un'idea!!!! nel frattempo piove !!! :(
    non hai i riscaldamenti ??? :(

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  2. Una storia triste descritta magistralmente!
    Sei brava! Mi piace come scrivi!

    Ciao,un abbraccio e buona serata!

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  3. Non dispiacerti .....le cose si scrivono per come si sentono ..cosi chi legge ...a volte siamo in uno stato tale che prendiamo le cose un po' cosi .

    Io tengo i termosifoni accesi da stamattina ...so freddolosa :)
    anche io ho il caminetto ...è bellissimo !
    baci :)

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  4. Mi prendo un attimo di pausa e ne approfitto per fare un po' di visite...

    Non posso andarmene senza averti lasciato un saluto e un sorriso ;-)

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  5. E' proprio bello leggerti. In questo silenzio notturno poi...

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  6. Una storia struggente che si legge tutta d'un fiato perchè le parole scorrono fluenti come il fiume in piena che porta via l'innocenza e l'amore.

    Un abbraccio Tal e buona domenica!

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  7. Mi piace molto come scrivi e lo sai...

    Sulla mia barra laterale,ci sono due icone di paperblog, una è scritta con caratteri più grandi, cliccaci sopra...

    Complimenti!

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