lunedì 25 luglio 2011

Post it verde


Ieri sera ho assistito a uno spettacolo teatrale durante una rassegna culturale del mio paese. Tralasciando lo spettacolo vero e proprio, peraltro esilarante e buffissimo, in cui recita un mio cugino a cui sono molto affezionata e che è nato con l’arte di recitare, vorrei soffermarmi sul quesito posto dai presentatori a ogni invitato la cui comparsa ha preceduto la divertente commedia.

Erano quasi tutti esponenti politici del luogo, tranne qualche operatore culturale. Gli si chiedeva “cos’è la normalità?”

Ecco, tutti hanno dato una definizione personale del concetto di normalità. E tutte le definizioni convergevano in un unico punto: la giustizia e i diritti umani. E’ normale che la cultura non venga ostacolata come invece accade in Italia, è normale che i bambini nel mondo non lavorino, è normale che tutti noi abbiamo il diritto di parlare ed esprimere la nostra opinione, è normale che tutto sia giusto, viene da dire a me in relazione a queste risposte. Ora, la mia replica sarebbe stata ben diversa: per me la normalità è relativa. Avrei detto che quel che per me è normale non è detto lo sia anche per gli altri. Io accetto e tollero il punto di vista e l’esistenza di chiunque, considerandolo “normale” per la persona che lo esprime, quando non arriva a ledere i diritti e la libertà altrui oltre che la mia. Per spiegarmi meglio forse è indispensabile fare degli esempi concreti: per me è normale alzarmi stanchissima e triste, badare alla mia casa con fatica e alla mia gattina con gioia, amare in modo contradditorio il mio compagno e sognare di aver fatto qualcosa di meglio nella vita, è normale conoscere delle persone di cui dimentico dopo qualche tempo l’esistenza, scordare il nome di chi non mi interessa, non memorizzare a lungo termine le confidenze che mi vengono fatte, non interessarmi dei miei vicini o preoccuparmi di conoscerli per avere buoni rapporti, è normale per me passare inosservata per quanto possibile. Cenare molto tardi e vegliare con le migliaia di pensieri confusi ed esaltanti che riempiono la mia mente sino a soffrire per il sonno, ma senza il coraggio di concedermi a esso. Perché qualcosa mi è sfuggita o l’ho lasciata consciamente scappare. E’ normale scrivere e soffrire con le mie parole, è normale anelare un’immaginazione che non ho.

Ma per mia madre tutto questo è strano. Per mio padre, preoccupante. Per il mio compagno, affari miei su cui è meglio stendere un velo sopra. Forse l’impressione del mio lui è la più vicina a considerare normale il mio comportamento.

Insomma, la normalità è cosa mutevole. La normalità è essenza, è dato d fatto senza possibilità di obiezione, è la realtà di ognuno di noi. In fin dei conti credo abbiano sbagliato la domanda da porre. Per ottenere quelle risposte avrebbero dovuto chiedere “cosa è giusto per te?”.


*GiorgiaM*

3 commenti:

  1. Leggendo quello che scrivi mi viene da annuire sempre più man mano che procedo.
    Accidenti come mi sembra "normale" tutto quello che dici; almeno lo è per me....e per te.
    Appunto.
    Sandra

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  2. Secondo me tutto ciò che è normale è anche anormale,siamo noi che lo decidiamo volta per volta.....
    Ciao,è un piacere rileggerti...ho avuto un sacco di problemi con il pc.....
    Buona serata!!

    RispondiElimina
  3. La normalità, secondo me, è una cosa molto soggettiva...

    Un abbraccio Tal e buone vacanze ci si rilegge a settembre!

    RispondiElimina

Ciao! E' apprezzato un saluto e un commento su quanto leggerai qui da me, positivo o no...è comunque un grande piacere ospitarti nel mio blog!!

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